Diossina, class action di Pellestrina

PELLESTRINA. L'incubo diossina sta provocando rabbia e timori sull'isola di Pellestrina. Le prime reazioni ieri, dopo le notizie relative alla nube che avrebbe raggiunto nel luglio di tre anni fa l'area di San Pietro in Volta dopo il rogo alla Polimeri di Marghera. Ciò ha scatenato dure reazioni.
Cittadini, associazioni e ambienti politici minacciano l'azione legale collettiva. «Come presidente della Municipalità e come cittadino di Pellestrina farò di tutto per scoprire come stanno davvero le cose - taglia corto Giorgio Vianello - Se è vero quanto sta emergendo dal processo, è una pura follia che non si sia detto nulla alla gente. Qui ci sono i termini per arrivare a una class action da parte dei residenti. Adesso cercheremo di ragionare sul da farsi. Di sicuro potrebbero partire delle raccolte di firme, ma tutto ciò è scandaloso. Perchè Comune, Asl 12 e altri enti preposti non hanno parlato alla popolazione? Forse aspettavano che la cosa finisse nel dimenticatoio o nemmeno loro sapevano perchè altri hanno taciuto?». Il timore principale, adesso, è quello legato alla salute dei cittadini. «Come prima cosa interpelleremo i medici di base e gli ospedali per capire se si sono manifestate patologie particolari in questi ultimi tre anni - garantisce Vianello - ma si dovrà andare a fondo della vicenda». Oggi il problema finirà anche sui banchi del Consiglio comunale a Cà Farsetti. «E' il minimo - sostiene il consigliere Alessandro Scarpa 'Marta" - Già tre anni fa chiedemmo spiegazioni, ma tutto fini senza esito. Adesso salta fuori che ci sono state misurazioni oltre ogni limite, situazione che a Pellestrina ci spinge nella direzione di rivolgerci agli avvocati per tutelare gli abitanti esposti alla diossina senza saperlo. Ne chiederò conto al sindaco Orsoni. Ma in quel periodo dove erano Cnr, Arpav, Asl 12, Comune e gli altri enti preposti al controllo? Non si può giocare con la salute della gente e, vista la sostanza di cui si parla, con la vita stessa delle persone». La diossina è infatti una delle sostanze tossiche più pericolose. Molte zone di San Pietro in Volta sono adibite a orti privati, e c'è chi ora teme si essersi cibato di prodotti divenuti pericolosi per la salute. «Non sappiamo più cosa dire o fare, sembra che la cattiva sorte si sia accanita su quest'isola - commenta Lorenza Vianello dal direttivo dell'associazione Tra Mare e Laguna - Non bastavano la crisi economica, i problemi della pesca, la chiusura dei Cantieri De Poli e le tante famiglia rimaste senza lavoro. Poi ci si è messa la tromba d'aria di due mesi fa, e adesso scopriamo di essere stati esposti alla diossina. Sinceramente non ne possiamo più e non sappiamo a chi appellarci. Ma perchè non ci è stato detto nulla e lo scopriamo solo adesso, a tre anni di distanza, che siamo stati investiti in pieno da una nube tossica?». Ieri sull'isola non si parlava d'altro nella preoccupazione generale. D'altro canto, secondo i tecnici del Magistrato alle Acque che hanno raccolto i dati dalle centraline poste a Pellestrina, nei giorni successivi all'incendio, i valori di diossina riscontrati sull'isola - in particolar modo nella zona di San Pietro in Volta - sono stati cento volte superiori ai limiti di legge. E dalle immagini ricavate dai satelliti che il giorno dell'incendio alla Polimeri fotografarono l'area di Pellestrina, si vedrebbe chiaramente la nube sopra San Pietro in Volta. Ma di tutto ciò, la popolazione non venne minimamente a conoscenza.

(Simone Bianchi) /