Le vacanze di Berlusconi ospite di Fabrizio Ferrari il mestrino della Dolce vita


VENEZIA. Povero Berlusconi, si fa per dire, costretto a rinunciare alle vacanze per colpa di Fini e a passare Ferragosto nella capitale. Le cronache informano che è bloccato a Roma da metà luglio: prima nel tentativo fallito di ricucire lo strappo nel Pdl, poi nella tattica inversa di far precipitare tutto verso elezioni anticipate. E anche questa, fino adesso, gli ha dato scarsi risultati.
Dove va il premier a risollevarsi da tanti dolori e dissapori? Non più a villa Certosa in Sardegna e meno ancora ad Antigua nelle isole Bermude, ma nel Castello di Tor Crescenza, poco fuori Roma, sull'Appia antica, ospite della principessa Sofia Borghese e di suo marito, un mestrino: Fabrizio Ferrari Sardagna von Neuburg und Hohenstein. Capirete che c'è una storia bella lunga dietro a tutti questi cognomi. Per la verità Fabrizio, quando è nato in Corso del Popolo il 20 agosto 1941, aveva solo il primo cognome, Ferrari. Gli altri li ha acquisiti strada facendo. Ma già carrozzato così andava fortissimo, anche perché il padre gestiva la Vempa, storica concessionaria della Lancia di Mestre, che gli assicurava il conquibus. La famiglia gestiva anche un'attività di fornaci e possedeva terreni a Marcon.
C'è questo fastidio delle omonimie che si affaccia presto al suo orizzonte: i Fabrizi Ferrari a Venezia sono almeno tre, uno lo incontra subito alle elementari "Cesare Battisti", nella sua stessa classe. Ovvio che non di rado la pagella del nostro finiva a casa dell'altro. Il quale è il Fabrizio Ferrari che poi diventerà professore universitario nonché assessore comunale a Venezia negli anni '70, in giunta con Mario Rigo e Gianni Pellicani. E appena arrivato in municipio, ammaestrato da quanto gli era nel frattempo successo (per ultimo un tentativo di pignoramento per 70 milioni di lire a causa di un incidente mai provocato a Roma) andrà diffilato all'anagrafe a far porre la dicitura «attenzione omonimia» su tutti i Fabrizi Ferrari risultanti agli uffici.
Ma non sarà stato per questo che il nostro Fabrizio espatria per motivi di studio: frequenta economia e commercio in Svizzera e torna pieno di idee per far soldi a palate, come dicevamo tutti appena laureati. Vivace lo era sempre stato, grande appassionato del volo (ha sempre avuto aeroplani, attualmente ha un elicottero), spericolato vien da sé, playboy o tombeur de femmes si fa presto a farselo appiccicare. La vita è un lampo come dice l'adagio e se manca il brivido che gusto c'è. E invece patatrac: la Nuova Bavaria Assicurazioni, che aveva comprato creando un sistema di scatole cinesi, va a rotoli. Un'inchiesta su festini porno e droga, avviata dal pm Carlo Nordio, mette a rumore Venezia a metà degli anni '80: le testimonianze dicono che tutto si svolgeva a Ca' Dario, palazzo sul Canal Grande che Fabrizio Ferrari aveva acquistato nel '78. Il finanziere latifondista e playboy finisce anche al fresco, con l'accusa di aver picchiato una modella. Se oggi Berlusconi ha il coraggio di lamentarsi del gossip sulle escort, il suo ospite può sempre guardarlo dall'alto al basso e dirgli: tasi ti, che non te sè gnente!
E' dopo i trent'anni che Fabrizio Ferrari fa il salto di classe sociale sposando una principessa di origine polacca, Elisabetta Czarnocki Luceschi. Da comune cittadino con un solo cognome non avrebbe potuto permetterselo: ci voleva un quarto di nobiltà che gli mancava. Ma chi non ce l'ha per nascita può sempre comprarlo. Basta individuare un nobiluomo senza eredi, nel nostro caso il conte di Sardagna, frazioncina di Trento e avviare la procedura di affiliazione. Dietro compenso ovviamente. Così si eredita il titolo.
Ma anche il matrimonio del conte Fabrizio con la principessa Elisabetta va a rotoli: lei lo denuncia addirittura per appropriazione indebita. Dice che le rubava l'argenteria. Vuoi vedere che era tutta colpa di Ca' Dario e della maledizione secolare che perseguita tutti i sui proprietari? Fabrizio Ferrari lo affittava per cene, ricevimenti e feste. C'erano passati politici, star del cinema, grandi finanzieri. Ci passa anche Raoul Gardini e Fabrizio riesce a mollarglielo nel 1985 per 6 miliardi di lire, scrivono i giornali. Gardini si suiciderà nel 1993, per via che la maledizione è una leggenda.
Il nostro ha già cambiato aria: cala il sipario sulle disavventure del Ferrari veneziano e si alza sul nobiluomo romano. Fabrizio sposa Sofia Borghese, grande casato, stirpe di principi e di papi, ma un solo cognome. Lui gliene porta quattro, vuoi mettere. Lei ci aggiunge il Castello di Tor Crescenza, dove Ferrari si guadagna la vita con il mestiere imparato a Ca' Dario: affittare il piano terreno del palazzo per cene, feste, matrimoni. Al piano nobile dorme Berlusconi. Con un occhio solo.

Renzo Mazzaro