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«Verso Nord»; per la sinistra è un’occasione da non perdere

Ben venga un sasso ad agitare le acque di una politica stagnante che, nell’afa di questa estate, rischia di soffocare. Non ci spaventa la scesa in campo di «Verso nord», sollecito la costruzione di un campo di forze, plurale, che cerchi di dare risposte a un tema complesso, che risposte non ne ha avute nemmeno dai pinocchio della Lega Nord, com’è quello del governo dei processi economici e sociali nell’epoca della globalizzazione. Preoccupa il silenzio, la timidezza, fino alle reazioni stizzite da amante tradita, della sinistra in Veneto a partire dal PD.
 Il modo come si è sviluppata la globalizzazione, dopo la caduta del muro di Berlino, non ha messo a rischio solo la qualità della vita delle persone, peggiorandone la loro condizione: ha messo in campo processi potenti di sgretolamento della democrazia nelle forme che avevamo conosciuto. La globalizzazione non ha solo messo in concorrenza i lavoratori dell’occidente contro il resto del mondo (sviluppando un sistema adattativo verso il basso, vedi per ultima la vicenda Fiat che trascina nel baratro sia il salario che i diritti che le diverse forme della mobilità sociale).
 La globalizzazione, come questa drammatica crisi ci ha dimostrato, ha reso evidente che i governi sono ridotti a soggetti agevolatori dei desiderata del mercato. Alla democrazia degli eletti si è sostituita una nuova aristocrazia assoluta della recente e vorace casta dei predatori manager finanziari. La crisi della politica sta qui, nell’incapacità di produrre risposte sistemiche a una crisi sistemica, e nello svuotamento del ruolo delle istituzioni democratiche ridotte a caricatura liturgica.
 In questo contesto la particolare crisi italiana, con la particolarmente evidente crisi da afasia della sinistra, rende palese come Berlusconi, e il berlusconismo, ne siano il prodotto (nefasto fin che si vuole) e non la causa. Una destra corrotta, con la P3 degli amici del quartierino portata a sistema, ha persino sussunto la Lega che, da giustizialisti col cappio, passa a Perry Mason dei corrotti tradendo le aspettative che avevano illuso le partite Iva del Nord. Proporre una rivoluzione della macchina istituzionale non è sfizio accademico bensì una necessità per la difesa della democrazia come modello istituzionale, civile, di convivenza.
 Nella nostra Costituzione l’idea di una sovranità collocata a diversi livelli, e non solo nello Stato Centrale, è certamente presente e i valori della pluralità, della molteplicità, del rispetto e valorizzazione delle differenze rappresentano gli anticorpi al conformismo autoritario e ademocratico della globalizzazione.
 Stupisce, allora, l’imbarazzo, il silenzio, della sinistra che rischia di passare come l’unico difensore di uno Stato Centrale incapace di difendere i propri cittadini. La proposta di un modello federalista può consentire la costruzione di un campo di forze alternativo sia a Berlusconi che alla Lega. Affinché questo campo di forze sia, necessariamente, plurale serve che la sinistra esca dal suo silenzio e dica, con esattezza, quali sono le sue proposte per un Federalismo che consegni realmente la sovranità al popolo. Io, qui, individuo solo alcune questioni.
 La prima sta nella esplicitazione di un modello a sovranità plurale (Europa, Stati Nazione, Regioni, Sistemi Metropolitani, Comuni e l’assenza delle Province non è una dimenticanza). La seconda nel riconoscimento del ruolo fondamentale dei Comuni (federalismo municipale contro il neo-centralismo della Regione che deve mantenere i poteri di indirizzo e controllo senza avere, però, forme di gestione diretta che produrrebbe la moltiplicazione di piccole patrie di cui non sento alcuna necessità) a cui consegnare sia le funzioni di prossimità alle persone che il potere sui processi di pianificazione territoriale e di urbanistica sociale. La terza sta nella costruzione di un welfare universalistico che, a fianco del tradizionale fondamento lavoristico, affermi forme di reddito garantito, in grado di unificare le tutele per tutti i cittadini aggregando i mille rivoli di spesa, dalle pensioni sociali alla cassa integrazione fino al sussidio di disoccupazione, si può pensare a 1.000 al mese di reddito garantito (da adeguarsi periodicamente ed automaticamente) che può riunificare, sugli interessi materiali, i dispersi del lavoro. Infatti questo reddito garantito consente sia di coprire le esigenze dei precari di ogni ordine e grado, dei pensionati al minimo, delle partite Iva schiacciate dai ricatti della grande impresa, degli artigiani, dei lavoratori sottoposti alle espulsioni, che di superare il ricatto dei lavoretti sottopagati che, come una inesorabile metastasi, stanno corrodendo tutti i diritti del lavoro. La quarta sta in un nuovo patto fiscale fondato sulla trasparenza dell’azione amministrativa e sulla lotta senza quartiere ai ladri di futuro, gli evasori.
 La sinistra può ritrovare se stessa, e risuscitare interesse in elettori che, oggi, la considerano semplicemente inutile, se decide di partecipare a questa costruzione, se decide di interloquire con questo campo plurale di forze. Se invece rimane a guardare sarà destinata, per tantissimi anni, a vivere ai margini della vita politica e delle forme di rappresentanza sia politica che istituzionale.

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