29 giugno 2010 —
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sezione: Attualità
ROMA. «È possibile che ci siano stati anche degli errori di gestione del patrimonio di Propaganda Fide e tuttavia, la Congregazione per levangelizzazione dei popoli svolge un ruolo importante per lattività della Santa Sede nel mondo». In una lunga nota, ieri, il Vaticano ha difeso la «buona fama» di Propaganda Fide finita nellinchiesta sulla cricca degli appalti per la gestione avvenuta sotto la guida del cardinale Crescenzio Sepe, dal 2001 al 2006 attualmente indagato per corruzione dai magistrati di Perugia. Con lui, per lo stesso reato, era stato iscritto nel registro degli indagati anche lex ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi. Il Vaticano spiega la storia, la missione e la gestione patrimoniale e finanziaria della congregazione vaticana. «La valorizzazione del patrimonio - si legge nella nota - è naturalmente un compito impegnativo e complesso, che si deve avvalere della consulenza di persone esperte sotto diversi profili professionali e che, come in tutte le operazioni finanziarie, può essere esposto anche ad errori di valutazione e alle fluttuazioni del mercato internazionale». È però chiaro che lobiettivo sia ora quello di apportare cambiamenti in quella struttura che per anni ha gestito un ingente patrimonio immobiliare. «Nel corso degli ultimi anni - prosegue dunque la nota della Santa Sede - si è fatta strada la consapevolezza della necessità di migliorarne la redditività e, a tale fine, sono state istituite strutture e procedure tese a garantirne una gestione professionale e in linea con gli standard più avanzati per evitare errori di valutazione».
Ieri poi sul giornale Il Fatto Quotidiano è emerso un altro retroscena dei rapporti tra il Governo e Propaganda Fide. Si tratta di un carteggio della fine del 2005 tra monsignor Francesco Di Muzio, allora capo dellamministrazione di Propaganda Fide e Francesca Nannelli, responsabile del procedimento per il finanziamento erogato alla Curia dalla Arcus spa, di proprietà del Tesoro, ma controllata dai ministeri dello Spettacolo e delle Infrastrutture. Al centro del carteggio: il contributo finanziario erogato dallo Stato italiano per il restauro del palazzo di piazza di Spagna del Vaticano. È emerso, oltre alle anomalie su tempi e scadenze, che Francesca Nannelli, soggetto che avrebbe dovuto sorvegliare il corretto uso dei soldi pubblici è in realtà un inquilino del sorvegliato. Secondo Il Fatto abita in uno dei palazzi più belli di Propaganda Fide, in via del Governo vecchio, a due passi da piazza Navona. Non solo. Il nome della Nannelli era già emerso nelle cronache quando si era scoperto che lappartamento era stato ristrutturato dallimprenditore della cricca Diego Anemone considerato dai magistrati al centro del sistema di corruzione di politici e manager pubblici.
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Fiammetta Cupellaro