Regione, la carambola delle nomine

VENEZIA.Triste bagno di folla per Luca Zaia, nel primo giorno da presidente a tempo pieno del Veneto: a Belluno ha preso parte alla cerimonia di consegna della medaglia d'oro alla memoria dei quattro volontari del Suem precipitati con l'elicottero durante un tentativo di salvataggio lo scorso agosto. In mattinata a Roma aveva passato le consegne al suo successore Galan. Ha chiuso con il ministero ma non con l'agricoltura. O meglio, è l'agricoltura che non ha chiuso con lui. L'ordine di Bossi di affidare la delega ad un assessore leghista, lo costringe a revocare l'incarico appena affidato pubblicamente a Massimo Giorgetti, veronese, Pdl. La velocissima partenza in derapata della giunta Zaia sta finendo nel fosso.
La tragedia del Suem.Accadde il 22 agosto, durante una missione sul Rio Gere, alle pendici del monte Cristallo: le pale dell'elicottero urtarono un cavo non segnalato e per Stefano Da Forno, Dario De Felip, Fabrizio Spaziani e Marco Zago, i quattro uomini del Suem 118 di Pieve di Cadore, non ci fu nulla da fare. Erano tutti esperti. «Nessuno ce li potrà restituire - ha detto Zaia al teatro comunale, davanti al ministro dell'Interno Roberto Maroni, il sindaco di Belluno Antonio Prade e il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin - e nessuno potrà consolare il dolore di chi li ha amati. Ma possiamo far memoria di ciò che ci hanno insegnato. Il dolore può essere anche il cemento di una comunità. Sono stati uomini straordinari, legati alla montagna, che pone sempre problemi difficili a chi ci abita. Io ripeto la promessa che appena insediato ho fatto a tutta la comunità bellunese: sento fortissimo il mio compito istituzionale al fianco del popolo di questa provincia».
Rimpasto di giunta.Uno sgambetto dal Capo è l'ultima cosa che uno si aspetta. Ma così è andata. Si ripropone la questione capitale per il Veneto, che ha tenuto banco nei 15 anni della gestione Galan: comandava lui o Berlusconi in Regione? Siamo al bis. I leghisti minimizzano ma tutti gli altri, dal Pd al Pdl all'Udc, rilanciano: chi comanda davvero nel Veneto, Zaia o Bossi? Il presidente non parla. I suoi ripetono che niente è accaduto perché nessuna delega era ancora stata scritta in delibera. Ma l'incidente è innegabile. Nel rimpasto che si profila, il Pdl appare ancora una volta succube della Lega e sta facendo di necessità virtù: Massimo Giorgetti finirà per accontentarsi delle vecchie deleghe, ora affidate alla Isi Coppola, alla quale Franco Manzato cederebbe il turismo per riprendere l'agricoltura che gestiva fino alla settimana scorsa. Carambola a tre. La ratifica forse martedì.
Consiglio.Nella trattativa riaperta per le deleghe di giunta, entrano ora anche le poltrone che contano in Consiglio. La presidenza va al Pdl: il più accreditato è Valdo Ruffato, in corsa con Davide Bendinelli e Dario Bond. Più facile per quest'ultimo il ruolo di capogruppo. Nello stesso ruolo per la Lega Gobbo ha già posizionato Federico Caner. Scalpitano in molti per le presidenze di commissioni: Leo Padrin per esempio punta alla sanità. Non è impossibile che lo statuto vada all'opposizione.

(Renzo Mazzaro) /