Un altro impianto per trattare rifiuti E' il progetto Simar


MARGHERA.C'è un nuovo capitolo nel futuro di Porto Marghera. Un capitolo che ripropone un controverso progetto - il terzo della serie nel giro degli ultimi sei mesi - che prevede l'arrivo e la lavorazione di altre migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi, in questo caso metallici.
Dopo il progetto di Ste e la riattivazione dell'inceneritore SG31 del Petrolchimico e all'indomani del parere negativo sul progetto di Alles spa per trattare 300 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, Marghera torna all'ordine del giorno per la valutazione d'impatto ambientale del progetto di Simar spa che oggi occupa un centinaio di dipendenti, parte dei quali è appena rientrata da un periodo di cassa integrazione ordinaria.
Il progetto.Mercoledì prossimo, alle 15, all'ordine del giorno della 5ª Commissione Ambiente della Provincia - presieduta da Diego Vianello - c'è la valutazione del progetto di Simar spa (ex Enirisorse) che prevede «modifiche gestionali e tecniche dell'impianto di produzione di rame raffinato dell'impianto di conversione Kaldo per la produzione di rame raffinato».
Detto in parole più semplici, Simar chiede di poter potenziare il suo attuale impianto che riutilizza rottami non ferrosi di diversa provenienza, passando dalle attuali 18 mila a 45 mila tonnellate annue. La Simar - già di proprietà dell'Eni fino alla fine degli anni Novanta e ora controllata dal gruppo Cordifin spa - opera da molti anni nel mercato dei metalli non ferrosi, sia a livello nazionale sia a livello internazionale. L'azienda occupa una superficie di 86 ettari - di cui 48 coperti da capannoni - situata tra via delle Industrie e il canale Vittorio Emanuele e confinate con Fincantieri, la società che costruisce navi da crociera a cui Simar dovrebbe cedere un pezzo della sua grande area solo in parte utilizzata.
Lo stabilimento.I primi impianti sono stati costruiti nel 1963 per produrre zinco elettrolitico, ma dal 1981 si è dato inizio alla costruzione, ex-novo, di un impianto di raffinazione elettrolitica del rame (ultimato nel 1984) partendo dal «rame blister e rottami di rame». Oltre alla raffinazione del rame lo stabilimento è ancora dotato di un impianto di fusione e laminazione dello zinco sotto forma di sfere, laminati, filo e leghe di zinco. Nel 1992 è stato completato un ulteriore ampliamento della linea rame, con la contemporanea costruzione e partenza di un nuovo forno per il trattamento di materiale con basso tenore di rame, in genere recuperato da rottami metallici non ferrosi, tramite il processo cosiddetto «Kaldo». Nel processo sviluppato dall'allora proprietaria, Enirisorse del gruppo Eni, le varie fasi del processo produttivo hanno luogo all'interno della medesima apparecchiatura, il «forno Kaldo», capace di produrre rame blister (95-98% di Cu), a partire da rottami a basso contenuto in rame.
L'impatto ambientale.Le modifiche impiantistiche e il maggior afflusso di rottami di rame previsto dal progetto di Simar sono soggetto alla procedura regionale di valutazione dell'impatto ambientale, il cosiddetto Via, che prevede la concessione o meno dell'autorizzazione da parte della Regione, previo parere consuntivo di Comune e Provincia di Venezia, ove ha sede l'azienda. La maggior produzione inciderà anche sulle emissioni in atmosfera (anidride carbonica, ossidi di azoto, acido cloridrico, polveri e metalli totali), negli scarichi idrici delle acque (solfati, azoto disciolto, sostanze ossidabili, zinco, rame e alluminio) e nella produzione di fanghi, rifiuti pericolosi ed emulsioni oleose.

Gianni Favarato