giovedì 09.09.2010 ore 13.09

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Sì della Regione al mega-inceneritore

 Vigilia elettorale infuocata, all’insegna di un tema scottante come la gestione di grandi quantità di rifiuti pericolosi da incenerire o trattare in un’area già martoriata dal punto di vista ambientale e sanitario come Marghera.  Con due delibere presentate dagli assessori Renzo Marangon e Giancarlo Conta, la Giunta regionale - riunita ieri per una delle ultime volte - ha dato il via libera all’acquisizione, da parte della concessionaria della Regione (Sifa), della piattaforma ambientale del Petrolchimico e al riavvio del forno inceneritore SG31 da 100 mila tonnellate che sarà interessato anche da un «revamping» per ottimizzare il controllo dal punto di vista delle emissioni inquinanti. Sarà gestita da una società privata (Simagest). L’assessore alla Tutela del Territorio, Renzo Marangon - che ha presentato la delibera relativa alla convenzione Sifa/Regione - parla di un «atto dovuto e previsto dalle già esistenti autorizzazioni, concesse dalle conferenze di servizio a cui hanno partecipato e deliberato anche Comune e Provincia di Venezia». «Non capisco le critiche che ci vengono fatte se non come una strumentalizzazione politica in periodo elettorale - dice Marangon - Abbiamo semplicemente permesso il pieno riutilizzo della piattaforma ambientale dell’SG31, che già esisteva ed operava con tanto di autorizzazione e gestione privata, per ottimizzare il ciclo dei rifiuti in laguna nell’ambito del Progetto integrato di Fusina». «E per chi si preoccupa che possano arrivare rifiuti pericolosi da fuori, abbiamo aggiunto nella delibera l’indicazione che nell’SG31 dovranno essere prioritariamente inceneriti fanghi biologici, con opportuni controlli per garantirne il rispetto». La delibera, infatti, dà il via libera all’adeguamento della convenzione tra la Regione e la sua concessionaria, Sifa - che gestisce il Pif (piano integrato di Fusina per la depurazione delle acque civili e industriali) - per l’acquisto della piattaforma ambientale SG31 del Petrolchimico di proprietà del consorzio privato Spm controllato da Eni.  Gli ambientalisti parlano, invece, di una «scelta scellerata sulla pelle dei cittadini». Per l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Ezio Da Villa, si tratta di una scelta «indecente e non discussa con la popolazione interessata, fatta dalla Giunta regionale di centrodestra che resuscita e potenzia il più grande inceneritore del Veneto già in perdita economica e che costa ben 15 milioni di euro, cedendolo in gestione ad una ditta privata che fa capo al Gruppo Mantovani per fare il loro business a scapito di un ambiente già compromesso e della popolazione già esposta ad alte quantità di emissioni nocive in atmosfera emesse da camini e fumaioli di Porto Marghera». Anche per Gianfranco Bettin, consigliere regionale dei Verdi, la decisione della Regione «presa con il sostegno diretto del candidato della Lega, Zaia, è un colpo violento all’ambiente e alla salute della popolazione e un colpo altrettanto duro all’evoluzione economica e industriale dell’intero polo di Marghera e di Venezia perché ne riporta indietro la storia di decenni».  «Ma l’operazione non passerà ugualmente - avverte Bettin - Con il ricorso alla magistratura e con la disobbedienza civile bloccheremo sia le entrate all’inceneritore che gli automezzi che porteranno le decine di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici da bruciare nell’aria e da riversare, in cenere, nei nostri polmoni e nell’ambiente».  Protestano contro la delibera il fronte ambientalista (Vas, Assemblea Permanente di Marghera, Ecoistituto Veneto, Medicina Democratica, Associazione Bortolozzo, NoMose) e anche il Pd che per bocca di Alessandro Maggioni dice: «Gli amici di Brunetta vogliono ammazzare il futuro di Venezia». Andrea Ferrazzi, capogruppo Pd in Provincia, fa notare che il riavvio dell’SG31 era stato bocciato da Comune e Provincia in occasione della valutazione del progetto della Ste». - Gianni Favarato

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