giovedì 09.09.2010 ore 12.54

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Metrò regionale bloccato dalla politica

  VENEZIA. Hanno abbattuto passaggi a livello, scavato sottopassi, costruito parcheggi ed elettrificato linee. E si sono impantanati sul coordinamento degli orari di treni e bus, un lavoro che può essere fatto a tavolino. Per questo, le tratte del Sistema ferroviario metropolitano di superficie (Sfmr) tra Padova a Castelfranco e Padova e Mestre sono inchiodate ai blocchi di partenza. Un paradosso che deflagra quando a dar consigli su come velocizzare il processo, viene invitato in un convegno organizzato dalla Lega un assessore campano, Ennio Cascetta.  A imporre tempi biblici al Sistema, assicura il presidente di Net Engineering Spa (società di progettazione che da un decennio sta lavorando con la Regione alla realizzazione del Sistema ferroviario metropolitano regionale), il muro politico-amministrativo che viene regolarmente edificato attorno alla realizzazione di ogni grande opera. «I tempi delle infrastrutture sono scanditi dai tempi delle decisioni» spiega il presidente Giovanni Battista Furlan «Che il parere della conferenza dei servizi sia blindato, è una bella teoria che si scontra tuttavia nella realtà con questioni politico-amministrative - sostiene - quindi, malgrado una previsione corretta sui tempi di realizzazione, questi si sono allungati dopo il via libera della conferenza. Al dunque, ogni amministrazione, infatti, anche senza necessariamente aver cambiato colore alle elezioni, ha rimesso in discussione le modifiche previste in quella sede». Il caso del nodo di Mestre ne è l’esempio principe.  A questo punto, quindi, il Sistema, sembra destinato a viaggiare d’inerzia sulle «lungaggini esasperanti». «Sostanzialmente il primo stralcio di opere può dirsi ultimato - prosegue Furlan - manca solo l’organizzazione dei servizi. Ad esempio, a Camposampiero ci sono parcheggio, sottopasso, bus e treni. Ora c’è l’esigenza di partire con i servizi: basta riconfigurare linee ed orari secondo la necessità. Se, infatti, il servizio non è capillare sul territorio non serve, non si riesce ad utilizzare al meglio l’investimento. Ma è sufficiente mettere in rete il progetto di sistema e con la Padova-Castelfranco e la Padova-Mestre si potrebbe partire. A questo punto la questione dei fondi è secondaria: se gli eventi avessero avuto precisione svizzera, anche la Regione avrebbe avuto un’aggressività maggiore».  Come funziona il Sistema, tocca quindi farselo raccontare da Ennio Cascetta, tra le altre cose docente in materia di trasporti sia alla Federico II di Napoli che al Mit di Boston. «Il biglietto unico è stato fondamentale per fare sistema - spiega - siamo riusciti a mettere d’accordo 12 aziende e abbiamo ottenuto il gradimento del 75% dei cittadini». Il valore aggiunto, spiega, sono le stazioni, progettate tutte da grandi architetti, come una sorta di «museo di arte contemporanea». «Ho l’impressione che in Veneto sia mancata la volontà politica - aggiunge Cascetta - e che sia stata data priorità alle opere relative alla rete stradale e autostradale. Noi abbiamo investito i soldi e costretto le aziende a fare l’integrazione necessaria per arrivare al biglietto unico. Qui si deve fare programmazione».  Una proposta per velocizzare i cantieri che affliggono le opere pubbliche, in questo senso arriva dal sindaco di Verona Flavio Tosi: «A livello nazionale servirebbe una riforma che affidasse ai sindaci o, quantomeno alle Regioni, il controllo dei beni. Non voglio polemizzare con le sovrintendenze, ma con le lungaggini - sostiene il primo cittadino leghista - l’accertamento sul blocco di opere pubbliche strategiche deve essere riconducibile a organismi che rispondono ai cittadini attraverso le elezioni». - Simonetta Zanetti

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