Rottamare 14 mila alloggi si può

Delle 80 mila case della terraferma mestrina, il 62 per cento sono state costruite tra il 1946 e il 1971. Case nate in fretta e molto spesso male. Cosa fare in particolare di quel 16,7 per cento di alloggi oggi in uno stato di mediocre o pessima conservazione? Se non si interviene, il rischio è quello di un degrado progressivo che colpirà anche il centro. «La rottamazione è possibile», spiega - dati alla mano - il secondo rapporto «Abitare Mestre. La città ecologica» della Fondazione Pellicani.
Il rapporto «Abitare Mestre» quest'anno si concentra sulla città sostenibile, e vivibile, dal punto di vista ambientale. Spicca, nella marea di dati ambientali esaminati (messi a disposizione da Comune, Arpav, Atoo e altri enti), la simulazione dei costi di intervento per riqualificare il patrimonio abitativo di Mestre, oggi per gran parte malandato. Lo aveva già denunciato il primo rapporto. Un affare da 800 milioni di euro. Prendendo in esame gli 8.800 alloggi costruiti tra il 1946 e il 1971 e in pessime condizioni di conservazione e i 5.420 alloggi comunali edificati dal 1946 al 1981 in locazione (la metà del patrimonio edilizio pubblico), la ricerca della Fondazione Gianni Pellicani, spiega Federico Della Puppa, è andata a stimare i costi di un intervento di rottamazione e ristrutturazione su vasta scala. New York con l'intervento al Bronx è un esempio che si può seguire. Preventivi sono stati chiesti agli artigiani della Cgia di Mestre ipotizzando di intervenire per una ristrutturazione in un palazzo di 5 piani per un totale di 9 appartamenti. Si va dalla sostituzione degli infissi ai «cappotti» protettivi, dalle nuove caldaie agli interventi di riduzione della dispersione del calore. Portare un palazzo dalla classe energetica G alla D comporta una spesa che va da un minimo di 16 mila euro ad un massimo di 25 mila euro per famiglia, con la possibilità di accedere agli sgravi fiscali per gli interventi di risparmio energetico concessi dallo Stato. Si rientra cosi dall'investimento in 8-13 anni. Il risparmio energetico, pari al 65%, produce un risparmio annuo per famiglia che si stima tra i 900 e i 1200 euro. Si aggiungono 51 mila tonnellate in meno di Co2 (anidride carbonica) nell'aria che respiriamo. E' il 17 per cento del totale se si calcolano gli effetti dei lavori sui 14.220 alloggi che potrebbero essere interessati dalla rottamazione. Il giro d'affari per la città si aggira in 140 milioni di euro che arriva a 650 milioni di euro se si parla di demolizioni e nuove costruzioni. 800 milioni, in tutto. E una simile iniziativa potrebbe dare lavoro, secondo una stima prudente, ad almeno 7.200 addetti. Quindi lo studio della Fondazione Pellicani dice che non è impossibile intervenire su queste 14 mila abitazioni, molte del centro, che sono oggi malandate. Un piano su vasta scala è sostenibile dal punto di vista economico e presenta molti altri vantaggi. Oltre ai risparmi in termini di minor spreco energetico, ci sono anzitutto i benefici sociali: nuovi posti di lavoro in una città alle prese oggi con il dramma della crisi occupazionale e la trasformazioni di rioni degradati in quartieri vivibili allontanando lo spettro dei ghetti. La mente va alle case di via del Bosco, a Marghera, o al Circus di Chirignago. Si evita cosi un futuro con nuove Vaschette che si demoliscono ora che le case sono inutilizzabili. Fondamentale, ha ricordato Giuseppe Saccà che ha curato la ricerca, sarà il ruolo che giocherà il Comune e un patto con i costruttori. Insomma, il tema è ai primi posti dell'agenda del prossimo sindaco.

Mitia Chiarin