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Costato: no al referendum «Lo Stato abbia coraggio e non abdichi al suo ruolo»

 VENEZIA. Più di due anni fa - in pieno braccio di ferro con il governo Prodi per il via libera alla riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle - Antonio Costato, allora presidente dell’associazione industriali di Rovigo, aveva evidenziato: «Se qui non si sbrigano ad approvare la riconversione a carbone, finiremo col trovarci a discutere di una possibile trasformazione in sito nucleare». Parole profetiche? Presto per dirlo, resta il fatto che, secondo Costato, oggi vicepresidente nazionale di Confindustra con delega all’Energia, «certi processi sono ineludibili. La crisi, poi, ci ha messo del suo: una volta usciti, il fattore costo dell’energia sarà ancor più determinante nel definire la competitività di un sistema economico e delle imprese che lo formano».
 Confindustria, non è un mistero, sostiene da tempo il ritorno al nucleare. Costato non fa eccezione. «Le centrali sono infrastrutture che portano ricchezza al territorio, quindi ben venga anche un ragionamento sulla possibile collocazione in Veneto. Trovo positivo, e coraggioso, che il governo abbia fissato i criteri per la determinazione dei siti idonei a ospitare il nucleare prima delle elezioni regionali. Io ero tra quanti ritenevano opportuno rinviare ogni decisione a dopo il 28 marzo. L’esecutivo ha deciso diversamente e, col senno del poi, ha fatto bene». Ora, dice il vicepresidente veneto di Confindustria, «è importante che l’argomento venga tenuto fuori dal dibattito elettorale perché è facilmente strumentalizzabile. Le decisioni sul dove realizzare gli impianti non devono essere basate sull’emozionalità, ma sulle valutazioni dei tecnici».
 Sull’ipotesi di possibile collocazione nell’area compresa tra Chioggia e Porto Tolle, Costato sottolinea come «alcuni tratti delle nostre coste presentano le condizioni necessarie richieste da un impianto: basso indice di popolazione, interconnessioni, presenza di acqua e alta richiesta di energia. Ovviamente su una eventuale decisione di collocazione in Veneto, come altrove d’altronde, va costruito un clima favorevole, e non di ostilità».
 Rispetto, però, alla possibilità che si possa arrivare a un referendum, Costato chiude la porta. «Si tratta di argomenti che vanno affrontati avendo un’ottica di sistema. La difesa di interessi particolari non giova al Paese. Lo Stato deve avere il coraggio di fare lo Stato e non abdicare al suo ruolo lasciando la decisione nelle mani degli amministratori locali».
 Infine, sul decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei ministri (che definisce i criteri di individuazione dei siti ma anche le compensazioni per i territori che accetteranno di ospitare un sito nucleare) Costato rileva come «l’allargamento delle compensazioni economiche a tutti gli attori coinvolti, e non solo alle amministrazioni, è un fatto assolutamente positivo. I vantaggi derivanti dall’ospitare un’infrastruttura simile devono ricadere anche sulle utenze».
 Ieri, intanto, proprio sul decreto sono emerse delle divergenze in seno alla maggioranza legate agli iter autorizzativi. Si è rischiata la rottura tra il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e quello dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. In serata la disponibilità ad accogliere alcune modifiche. Per Prestigiacomo si tratta di caso «risolto». (m.mar.)