La truffa del low cost


La grande scommessa del low cost made in Italy. Questo, a turno, è stato promesso dai fondatori e amministratori delle compagnie che hanno gestito AlpiEagles, Volare e poi Myair. Peccato che i personaggi che si sono avvicendati su questa scena siano stati sempre più o meno gli stessi e che la fine, anche essa sia stata sempre uguale: bancarotte fraudolente, fallimenti, aerei a terra, posti di lavoro perduti.
Nel tempo, chi ha gestito le compagnie per giustificare il fallimento ha cominciato una caccia ai colpevoli. E sul banco degli imputati sono finiti, a turno, gestori di aeroporto accusati di malversazioni, voracità e vessazioni della compagnia di bandiera, prepotenza delle compagnie. Ma se, come dice Sherlock Holmes, un indizio è un indizio, due fanno una prova, tre una certezza, si dovrebbe andare a cercare altrove le ragioni dei fallimenti.
E la certezza è che la compagnia del low cost italiano non è mai nata veramente, perché gli "imprenditori" che l'hanno pensata e fondata hanno creduto che si potesse dare vita ad un business, in un mondo fortemente concorrenziale, senza investirci un granché.
Forse alcuni di loro sono rimasti folgorati, come Pinocchio con i suoi zecchini, dall'idea che si possa far nascere i soldi semplicemente piantandoli sotto un albero. Le volpi e i gatti che glielo hanno promesso non mancano, in questa vicenda che vede succedersi nella nascita di queste compagnie, sempre gli stessi nomi.
Per un po' sono stati annunciati anche accordi roboanti con soci stranieri, personaggi che dovevano garantire le premesse per ulteriori espansioni. A questo difetto iniziale di investimenti modesti e obbiettivi ambiziosi si sono uniti errori di gestione, costi nient'affatto low nell'organizzazione, moltiplicarsi di scali raggiunti, cosa che ha fatto lievitare ancor più i costi.
Alla fine gli zecchini sono sempre spariti e anche gli affari, per fare posto alla triste sequenza degli aerei a terra e delle richieste di salvataggio dei posti di lavoro, e, in alcuni casi, dei creduloni in carcere.
Non che non ci fosse un mercato per un low cost italiano: l'espansione delle compagnie straniere, anche sulle rotte coperte dalle aziende ora in fallimento, ne è testimonianza evidente. Cosi come è evidente l'interesse degli aeroporti a moltiplicare il traffico, per loro un bel sostegno nel momento della crisi dell'Alitalia e anche del suo ritrovato semi-monopolio sul mercato interno. Una situazione che ha fatto, in alcuni casi, lievitare i prezzi.
Ma per ora a crescere in Italia sono solo le low cost straniere. Quella italiana è un sogno ormai svanito.

Alessandra Carini