Favrin finisce sotto inchiesta


I due manager probabilmente neanche lo sapevano. Ma il ruolo e la responsabilità della carica ricoperta li sta trascinando dentro un processo dalle conseguenze non immaginabili. L'ex presidente di Confindustria Venezia Antonio Favrin, 71 anni di Oderzo e Silvano Storer, 63 anni di Mogliano sono stati raggiunti da un avviso di reato firmato da Antonella Lauri, sostituto procuratore della Repubblica a Paola (Cosenza), nell'ambito di un'indagine con reati dall'omicidio colposo al disastro ambientale.
L'inchiesta riguarda la gestione di una fabbrica tessile del Gruppo Marzotto di Valdagno a Praia a Mare, località marina sulla costa tirrenica in provincia di Cosenza. Davanti a quella costa, a pochi chilometri di distanza, sono affondate le cosiddette «navi dei veleni» sulle quali stanno indagando gli stessi magistrati. Ma anche la Marlane era una «fabbrica dei veleni», aperta dalla Marzotto nel 1959 in una delle aree più depresse d'Italia e chiusa solo negli anni scorsi a seguito di una clamorosa inchiesta giudiziaria giunta appena alla conclusione delle indagini preliminari. In questa fabbrica sono morte o si sono ammalate almeno 107 persone, lavoratori o residenti nell'area della fabbrica. Tumori alla laringe, leucemie, carcinomi polmonari, iperplasia alla prostata, cancro ai reni, neoplasie alla mammella, patologie al fegato e all'intestino. La causa? Secondo la Procura a causa della condotta assolutamente spregiudicata dei responsabili dello stabilimento e dei legali rappresentanti della proprietà. L'elenco degli indagati va ben oltre i trevigiani Storer e Favrin, che ricoprivano rispettivamente la carica di consigliere delegato dal maggio 1997 al novembre 2001 e di amministratore delegato dall'ottobre 2001 all'aprile 2004. E comprende anche Jean De Jaegher, Carlo Lomonaco, Attilio Rausse, Lorenzo Bosetti, Bruno Taricco, Vincenzo Benincasa, Salvatore Cristallino, Ivo Comegna, Giuseppe Ferrari, Lamberto Priori, Ernesto Emilio Fugaiiola sino al presidente conte Pietro Marzotto. La lista delle contestazioni per tutti e 14 è lunga: va dalla mancata informazione sui rischi delle lavorazioni alla mancata fornitura di adeguati mezzi di protezione per i dipendenti, dalla assenza di isolamento del reparto tintoria alla mancata adozione di provvedimenti per impedire o ridurre la diffusione di vapori tossici e di polveri, fino all'interramento di rifiuti pericolosi e al «disastro ambientale». Reati che avrebbero prodotto le morti bianche dei lavoratori, per cui anche l'imputazione di omicidio colposo. Nei terreni circostanti sono stati trovati resti di zinco, piombo, rame, cromo esavalente, mercurio, arsenico, amianto in misura altamente superiore alla norma. Per questo «disastro ambientale» dovranno rispondere i manager Marzotto. La vicenda è stata scoperchiata grazie alla determinazione del legale cosentino Lucio Conte, e al certosino lavoro del sostituto procuratore Antonella Lauri coordinata dal Procuratore capo di Paola, Bruno Giordano.

Daniele Ferrazza