Stop all'apertura di bar in centro


Aprire un nuovo bar, una nuova pizzeria, un nuovo ristorante nel centro di Mestre? Impossibile, i 403 locali esistenti, uno ogni 243 abitanti sono più che sufficienti. E in periferia? Nessun problema, basta chiedere l'autorizzazione (ovvero la licenza) direttamente al Comune. E' questo in sintesi, il risultato delle «deregulation» introdotta da Ca' Farsetti in questi giorni.
La rivoluzione dei pubblici esercizi - partita a livello nazionale e recepita a livello prima regionale e poi comunale - è da qualche giorno realtà a Venezia. Per aprire un bar, un ristorante, una pizzeria in quasi tutta la terraferma non sarà più necessario comprare una attività e dunque una licenza già esistente. Sarà sufficiente, invece, chiedere una autorizzazione al Comune, senza troppi travagli burocratici. Il concetto vale per le periferie, per le realtà più depresse, dove i pubblici esercizi scarseggiano. A Mestre centro, invece, non si può più aprire una nuova attività. Per definire i termini della «deregulation» il Comune è partito da uno studio del Coses. La terraferma è stata suddivisa in dieci zone. In piazza Ferretto e nelle strade limitrofe i locali sono già troppi (32 ogni chilometro quadrato) dice lo studio. Cosi, per evitare di saturare eccessivamente il mercato, il numero di 403 esercizi pubblici dovrà restare invariato. Ecco perchè per aprire una nuova attività l'unica soluzione è quella di trasferire una licenza già esistente all'interno dell'area. Per chi proviene da fuori questa possibilità non esiste. Naturalmente è possibile portare una autorizzazione dal centro di Mestre alla periferia. A Marghera c'è una impresa di somministrazione ogni 269 abitanti. Il mercato è abbastanza saturo. Qui, dunque, verrà concessa una autorizzazione all'anno per tre anni. In pratica da adesso al 2012 in quella zona potranno aprire i battenti solo tre nuove attività. Libertà assoluta, invece, nelle altre zone: Catene, Malcontenta, Porto, area industriale, Chirignago, Zelarino, Terraglio, Dese, Favaro-Campalto, Tessera. Qui, tramite una richiesta al Comune, sarà possibile aprire un bar, un ristorante, una pizzeria, senza limitazioni.
Lo scopo, come già sottolineato dall'assessore alle Attività produttive Giuseppe Bortolussi, è quello di favorire la proliferazione di pubblici esercizi nelle zone più periferiche e più marginali. Negli spazi più pregiati, come piazza Ferretto, è giusto porre delle regole anche per i trasferimenti». Cosa succederà adesso? «In alcuni posti, come la cittadella commerciale di via don Tosatto, potrebbero alzare le serrande molte attività - commenta Michele Lacchin della Confesercenti di Venezia - Certo, visto il periodo di crisi, non è prevedibile un boom di aperture».
Secondo Mauro Zener, titolare dell'agenzia La Commerciale di Mestre - che tratta in particolare la compravendita di pubblci esercizi - «questa delibera creerà molti problemi ai bar già esistenti, che si troveranno ad affrontare una concorrenza spietata. Sono tante, secondo la nostra esperienza, le persone che hanno intenzione di avviare una attività di somministrazione: bar, ristoranti, pizzerie. Quindi di sicuro l'opportunità verrà sfruttata».

Gianluca Codognato