ARCHIVIO la Nuova Venezia dal 2003

Il project financing uccide le Pmi venete


 BIBIONE. Le premiate ditte grandi opere viaggiano a tutta velocità, nel Veneto dei project financing, cioè dei lavori dichiarati di pubblico interesse. E le piccole e medie? Tirano le cuoia. Non lavorano perché sono tagliate fuori dai grossi appalti. Devono accontentarsi delle briciole dei sub e talvolta sub-sub-appalti pubblici, in ostaggio dei grossi gruppi. Questa è l’atroce verità che si nasconde dietro i tagli del nastro e le inaugurazioni roboanti. Una realtà italiana, che nel Veneto ha una recrudescenza, perché di grandi imprese ce n’è una e mezzo, tutte le altre sono medio-piccole. E tra poco toglieranno il disturbo. Lo dice senza tanti fronzoli uno del mestiere, abituato a parlare chiaro, Stefano Pellicciari, presidente dei costruttori veneti. Lo ascolta senza battere ciglio il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Siamo ad un convegno organizzato dagli ex di An, con il consigliere regionale Moreno Teso in prima linea, il capogruppo Pigi Cortellazzo in prima fila, Alberto Giorgetti al fianco di Matteoli. C’è un tavolo folto di relatori e una sala piena di gente, arrivata agevolmente di venerdì sera ai confini del Veneto orientale grazie ad una grande opera appena conclusa, il Passante di Mestre. Allora hanno ragione quelli del project? Il titolo del convegno pone la domanda in modo neutro: «Grandi opere, un’opportunità per la piccola media impresa nel Veneto?». Ma l’incanto dura poco, appena il tempo dei saluti portati da Paolo Scarpa e dei convenevoli del moderatore, un professore di Ca’ Foscari. Quando Pellicciari sbatte sul tavolo la situazione delle piccole imprese («siamo la regola non l’eccezione del Veneto, tra poco questa struttura sarà completamente cancellata») si capisce che il confronto è tutto interno al Pdl e ai gruppi economici di riferimento del partito di maggioranza relativa. Devono fischiare le orecchie a Renato Chisso, assessore regionale alle infrastrutture e grande patrocinatore del modello project nel Veneto. L’obiettivo degli organizzatori è puntare alla modifica dei grossi appalti: smontare il meccanismo di assegnazione dei lavori per ridistribuire la ricchezza, in questo momento in mano a pochi. E sempre i soliti. Lo dice con chiarezza Pellicciari, che prendiamo come riferimento tra tutti i relatori, perché senz’altro il più incisivo: «Abbiamo sostenuto presso il governo regionale un disegno di legge che consenta di fare opere pubbliche non grandissime ma che rispondano alle esigenze della nostra regione. Le imprese piccole e medie, signor ministro, sono altrettanto disposte di quelle grandi ad investire. Negli ultimi 7 o 8 anni tutte le opere pubbliche nel Veneto sono state realizzate in project financing, non c’è solo il Passante di Mestre. Abbiamo inserito sistemi di protezione perché per le piccole imprese è difficile trovare lavoro, è molto difficile essere pagate ed è impossibile ottenere prezzi giusti».
 Il riferimento è ad un disegno di legge della giunta Galan, che peraltro dorme in commissione, che assegnerebbe il 30% di tutte le opere pubbliche a piccole e medie imprese. Ma il ministro Matteoli ha solo una verità: «La realizzazione delle grandi opere, effettuata da grandi gruppi, determina ricadute e lavoro anche per le piccole imprese». Ma alle condizioni di queste ultime, con subappalti a strozzo. «Il governo non può entrare nei rapporti tra i privati», taglia corto Matteoli. E allora?
- Renzo Mazzaro