Benetton, piano da 3,6 miliardi su Fiumicino


Alessandra Carini
ROMA.Chi parte dall'Aeroporto di Venezia dovrà pagare due euro in più. Da Malpensa e da Roma Fiumicino saranno tre euro in più a passeggero. Il governo anticipa l'aumento delle tariffe aeroportuali con un provvedimento ponte per dare fiato soprattutto ai due scali maggiori, Adr (Fiumicino) dei Benetton in testa e Sea (Malpensa) al seguito, bisognosi di investimenti e pronti a prometterli in cambio degli aumenti tariffari. Con una cerimonia insolita per pomposità e dispiego di ministri, discorsi e cariche ufficiali, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dato il suo imprimatur alla manovra. Adesso manca solo la firma del ministro del Tesoro Giulio Tremonti, sul decreto che promuove gli aumenti tariffari, ma il segnale è chiaro. Il governo vuole accelerare gli accordi con i privati per farli investire nelle strutture aeroportuali: soprattutto Fiumicino e Malpensa, centro dell'attività della salvata e italianizzata Alitalia, saranno i primi e più avvantaggiati dalla manovra. Avranno aumenti superiori agli altri dato che il decreto prevede un'insolita scalettatura a seconda dei passeggeri (per cui Linate ha 2 euro di aumento e Malpensa 3, Fiumicino 3 e Ciampino 2 e via dicendo a seconda del numero dei passeggeri) e procedure semplificate per approvare i contratti di programma sulla base dei quali, poi, ottenere gli aumenti definitivi. Per gli scali romani, gravati dai debiti ereditati e fatti per acquisirli, con investimenti da fare enormi per ammodernare strutture ora fatiscenti, è una boccata di ossigeno. Ma anche per gli altri scali, che aspettavano da anni gli aumenti tariffari e sui quali hanno pesato gli oneri a loro carico per salvare Alitalia, è una buona notizia.
Gran cerimoniere Fabrizio Palenzona, presidente di Assoaeroporti e di Adr, lo scalo controllato dalla Gemina dei Benetton e presidente di Aiscat, la società che riunisce le concessionarie autostradali. Durante la copiosa esposizione di documentari sul futuro degli scali con edifici modernissimi e passeggeri che viaggiano nell'efficienza, sono stati messi sul tappeto investimenti per cinque miliardi (3,6 miliardi il piano dei Benetton per Fiumicino, 1,4 miliardi quello di Sea), promessi 150 mila posti di lavoro, disegnato un futuro di due aerostazioni moderne capace di accogliere 100 milioni di passeggeri in modo decoroso. Cosa che, soprattutto per Fiumicino, non più tardi di una settimana fa, Cladio Scajola, bollò come un'indecenza nazionale. Ma un affaticato presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, promette che in fretta si recupererà il gap, che saranno ridotti, come chiedono le imprese, i tempi della burocrazia, e che anzi lo stesso si farà per il Ponte sullo Stretto che, dice, servirà «a rendere la Sicilia al 100% italiana».
A scanso di equivoci il ministro Altero Matteoli, sostiene che gli aumenti «non saranno una tassa, perché ricadranno solo su chi usa l'aereo, e che segnano anzi una nuova alleanza tra governo e imprese». Musica per le orecchie di chi vuole investire e che cerca certezze nella programmazione dei flussi finanziari. Tanto che Palenzona tra ringraziamenti e complimenti al governo ringrazia e rilancia: ci si aspetta un meccanismo semiautomatico di aumenti programmati in modo da non avere ritardi e meccanismi di controllo a tagliola. Il modello è quello ottenuto per Autostrade che, non a caso, è diventato il contratto pivot anche per i gestori degli scali.

dall'inviata