Un Museo del Risorgimento è scrigno di memoria

Mario Isnenghi ha mille e una ragioni per chiedere, come ha fatto qualche mese fa in tono risentito, la riapertura del Museo del Risorgimento a Venezia, chiuso da vari anni. La storia, peraltro, e non solo quella del Risorgimento, non sembra godere oggi di buon ascolto, anzi si corre il rischio di essere accusati di dietrologia, quando si ricorre all'esposizione di cause e connessioni. Oppure i riflettori si aprono solo per dar fiato a polemiche pretestuose come attualmente succede per l'anniversario del 1861.
E' sufficiente fermarsi all'obiettivo, pur sacrosanto, del ripristino del museo del Risorgimento. Pare assodato nella mentalità dei responsabili a ogni livello della cultura cittadina che Venezia disponga di un numero bastevole di musei. Ma proviamo a metterci nei panni del forestiere illuminato: dove andare per conoscere la storia di Venezia?
Gli si offre un largo ventaglio di opportunità: eppure non è facile raccordare in una sintesi accettabile e chiara dialetticamente Palazzo Ducale e Correr, Ca' Rezzonico con Ca' Mocenigo, Ca' Pesaro e palazzo Fortuny, l'Archeologico con il museo vetrario. Certo le occasioni non mancheranno per ammirare opere d'arte, la disposizione urbanistica e l'architettura degli edifici, la disposizione di canali e il reticolo delle calli, ma dove troverà lo spunto per la storia economica e sociale, per le guerre e le conquiste, per le tappe della costruzione della città dalle origini fino a noi?
Insomma solo a pochi documentatissimi studiosi è dato poter costruirsi una rappresentazione coerente delle ricchezze offerte dalla città. I responsabili della cultura si sono adagiati pigramente sulla rendita certa del passato, proseguendo sulla rotta tracciata a partire dal 1895 dai vari Selvatico, Fradeletto, Grimani e Volpi, i quali nell'intento di risollevare la città e infonderle un respiro internazionale, dopo l'annessione al Regno d'Italia nel 1866 - realtà statuale più modesta rispetto a un grande impero multi e sovranazionale come quello austriaco - avevano infuso nuova vita alla città con l'immagine di sede straordinaria delle arti con la creazione delle Biennali e dei Festival.
E anche oggi nessuno nega l'importanza dei vari linguaggi dell'arte contemporanea dalle arti figurative all'architettura, da quelle musicali a quelle visive, malgrado sia difficile sceverare quello che è caduco e privo di valore intrinseco da ciò che è destinato a durare nel tempo. E' realtà tangibile del resto che oggi si insegue l'effimero con artificiose, ricercate cadute nella superficialità mondana, e che l'offerta di prodotti come certi eventi artistici non radicati nella realtà locale, destinati a spegnersi rapidamente lasciando traccia di sé solo nei cataloghi, è cresciuta a dismisura.
Sarebbe tempo ormai di offrire ai giovani altre immagini della città, con qualcosa che resti oltre lo scorrere di una stagione, costruendo strutture durevoli e permanenti. Città come Amsterdam o Strasburgo hanno messo in piedi da decenni pregevoli musei della storia della città, con disposizione e contenuti didatticamente chiari e comprensibili per fasce di utenti che vanno dai bambini in età scolare agli adulti. Dato che, qui da noi, con scelta assai discutibile, si è programmata la formazione di un museo a Mestre, di cui non si conoscono i criteri ispirativi se non per dichiarazioni tanto vacue quanto generiche di certi esponenti della cultura cittadina e regionale, perché non collocarvi il museo centrale che ripercorra le vicende del territorio veneziano dalle origini ai giorni nostri, parlando con il linguaggio della politica, dell'economia, della società, del diritto e delle scienze? Dal museo centrale si passerebbe a un museo diffuso offerto mirabilmente dalla stessa natura del territorio fra mare, laguna e terraferma, costituito da spazi fisici e naturali: dal centro politico antico (Piazza San Marco) a quello finanziario e mercantile (Rialto), alla sede della cantieristica e della potenza marittima (Arsenale), al Distretto vetrario (Murano), alle isole dell'estuario dapprima sedi di istituzioni monastiche e poi formidabile cortina di forti a difesa della città insulare, fino alle infrastrutture stradali del XIX secolo e al distretto industriale di Marghera e all'urbanizzazione di Mestre.
Certo un progetto ambizioso. Ma non fa mai male lanciare qualche sasso in una palude stagnante. E' azzardato porre le prime basi di un museo di storia inteso non come identità escludente, come barriera separante, ma come luogo di cultura e di conoscenza del passato in chiave rigorosamente scientifica? Oppure, dopo l'assalto del tank al campanile, dovremo assistere a qualche altra incursione che ci presenti un modello museale padan-leghista per riempire con inattendibili simboli identitari il vuoto di sé lasciato da una civiltà immemore?

* presidente associazione VeneziaOttocento

* presidente associazione / VeneziaOttocento