21 settembre 2009 —
pagina 11
sezione: Cronaca
La Venezia digitale, quella che sta un pochino alla volta conquistando laccesso gratuito via Wi-fi alla rete internet per i residenti e quanti lavorano in città, lo possiamo immaginare come un enorme contenitore di dialoghi e contenuti. Parole, idee che viaggiano su internet e si condividono con altri, spesso sconosciuti. Oltre 10 mila risultati escono su Facebook, il più noto tra i social network mondiali, se si digita «Venezia». Più di ottomila i risultati se si prova invece con «Mestre». Dire quante pagine web sono prodotte da veneziani è difficile, i dati non ci sono e quindi non si può dire quanti cittadini tengano un blog, ovvero i diari online gestiti da singole persone o da enti. I numeri della rete dei 40xVenezia, la più ampia a livello europeo nellutilizzo della piattaforma Ning, e che è voce anche dellomonima associazione, è la rete cittadina più nota con i suoi quasi 1700 iscritti. Di certo mica tutti gli iscritti tengono dei blog ma molti utilizzano vari strumenti per comunicare online, oltre la classica mail. La Regione Veneto ad esempio è sbarcata su Twitter (allindirizzo http://twitter.com/regioneveneto) dove si possono inserire notizie e messaggi di massimo 140 caratteri. Il Comune di Venezia (http://comune.venezia.it) con il suo portale è sbarcato su Facebook e in pochi giorni ha raccolto più di 1200 fans e le notizie dellufficio stampa ora si possono mostrare anche su Twitter, Myspace, Google reader e gli altri servizi di social network. Ma torniamo ai blog, ai diari su internet. Li tengono in città qualche politico, come lex presidente della provincia Davide Zoggia; scrittori come Roberto Ferrucci; fondazioni come quella dedicata a Gianni Pellicani; urbanisti come Eddi Salzano e tantissimi sconosciuti, spesso protetti da nomi di fantasia (i nickname) con cui producono materiali letterari, racconti di vita vissuta, discussioni politiche, vignette umoristiche. «La città reale esprime ancora pochissimi blogger di rilievo. Sia chiaro, quelli che tengono un diario personale e a volte intimista in rete ci sono, ma blog di grande spessore culturale ce ne sono pochi», spiega Gianluigi Cogo, veneziano, innovatore della Pubblica amministrazione, che lavora allorganizzazione del barcamp Venezia in programma dal 23 al 25 ottobre allArsenale promosso dal Comune di Venezia per far incontrare gli utenti della rete, i cittadini e i principali blogger italiani ed è collegato alle iniziative del Metadistretto Digitalmediale. «Non ho dati certi sulla diffusione delluso in internet in città, un osservatorio vero e proprio che riesca a raccogliere dati certificati abbiamo intenzione di presentarlo al barcamp di ottobre. Ma linteresse è crescente, anche grazie al servizio di wifi gratuito offerto dal Comune», continua Cogo. Come cambieremo in una città digitale? «Direi che il cambiamento sarà soprattutto culturale. Due fattori trainanti dellinnovazione sono linfrastruttura e i servizi. Linfrastruttura è la rete e le varie componenti che si attestano, dai computer alle macchine fotobrafiche. I servizi sono le applicazioni della rete: il web, la posta elettronica, i social network. Nel nostro paese manca il terzo fattore: la cultura digitale. Per questo organizziamo eventi come i barcamp, momento di aggregazione delle energie innovative della città».
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Mitia Chiarin