Rissa sulla pillola del giorno dopo

ROMA.Un giorno non basta a far tacere le polemiche sulle sferzanti parole del presidente della Camera, Gianfranco Fini sulla volontà di parte del centrodestra (e di settori teodem dell'opposizione) di sottoporre a indagine conoscitiva la decisione di consentire l'uso clinico della Ru486, la cosiddetta pillola abortiva. «E' originale - aveva detto sabato - pretendere che il Parlamento si debba pronunciare sull'efficacia di un farmaco». E ancora: «Ci sono - aveva aggiunto - le linee guida del governo. C'è l'Agenzia del farmaco che si è già pronunciata, non vedo cosa c'entri il Parlamento».
Invece è Francesco Cossiga a squillare la tromba della carica. Di prima mattina arriva il suo dissenso nei confronti del presidente di Montecitorio: Gianfranco Fini «ancora una volta non ha voluto osservare una antica norma di correttezza costituzionale per la quale, a tutela e garanzia dell'indipendenza dei presidenti della Camere, vieta che essi si pronuncino, specie al di fuori della assemblee, su materie che siano all'ordine del giorno o che possano diventarlo». Nel merito il presidente emerito della Repubblica non ha dubbi: il Parlamento «può intervenire nella materia dell'uso della pillola Ru486 sia nell'esercizio dei suoi poteri ispettivi vuoi direttamente in relazione alle decisioni assunte in materia adottate dall'Agenzia Italiana per il Farmaco».
A ribadire il concetto arriva anche Maurizio Gasparri: «Siamo stati eletti per adempiere a un mandato non per tacere». Nessun riferimento a Fini, almeno direttamente. Ma le parole di Cossiga sulla possibilità del Parlamento di intervenire, dice, «sono chiare e chiudono la discussione». Gasparri definisce poi «uno sconsiderato» il radicale Silvio Viale, reo di aver ironizzato (ma neppure tanto, alla luce dei dati forniti) sulla possibilità di fare una commissione di indagine parlamentare sull'aspirina e altri farmaci a rischio, visto il maggior indice di mortalità rispetto alla pillola abortiva.
Non di questo avviso il suo compagno di partito Adolfo Urso: «E' dettata dal buon senso la posizione del presidente della Camera in merito al dibattito sulla pillola Ru486 e senza buon senso non si fanno passi avanti». Con Gianfranco Fini si schiera anche il segretario del Pri, Francesco Nucara: «Di tutte le proposte balzane nessuna potrebbe ridicolizzare più il Parlamento di quella di avviare un'inchiesta farmacologica».