21 luglio 2009 —
pagina 34
sezione: Spettacolo
di Nicolò Menniti-Ippolito
Lidea di visitare i luoghi usando un romanzo come guida si sta diffondendo rapidamente. Esistono la Sicilia di Montalbano, la Stoccolma di Larsson, la Parigi o la Roma di Dan Brown. Il turismo letterario ha sempre avuto importanza, ma per una élite ristretta, mentre oggi tende a diventare di massa. Tuttavia un precedente cè, e non inaspettatamente è DAnnunzio, che è diventato in qualche modo il baedeker dItalia, lasciando in ogni città una bella lapide con un suo motto elogiativo.
Ma a DAnnunzio si può guardare, come guida turistica, con occhi molto diversi, più acuti e rispettosi rispetto al citazione estemporanea, ed è quello che ha fatto Filippo Caburlotto in Venezia imaginifica (Elzeviro, pp.325, 20 euro), una guida letteraria e letterata che riscopre Venezia seguendo le orme del Vate. E il veneziano autentico Filippo Caburlotto, aggiunge anche la Venezia scoperta dallocchio del fotografo Mark Edward Smith, a sua volta interprete di DAnnunzio.
Il risultato è un libro articolato su più piani, che si può leggere tranquillamente a casa, perché dice molto di DAnnunzio e molto di Venezia, di quello che è e di quello che è stata. Lalternativa è invece prendere il libro in mano e cominciare a camminare seguendo i tre itinerari e le quattro digressioni che propone.
Caburlotto, ideatore e coordinatore del Progetto Archivio DAnnunzio, ha usato come filo conduttore degli itinerari Il fuoco, ovvero il romanzo in cui viene trasfigurata la storia damore, tutta veneziana, tra il poeta ed Eleonora Duse. La Venezia che fa da sfondo a Il fuoco è costruita tutta su unintuizione dannunziana, quella che rovescia la città dacqua per definizione in città del fuoco, rossa e fiammeggiante, viva ed ardente piuttosto che malinconica e stagnante. Ma prima e accanto a Il fuoco ci sono i taccuini, in cui DAnnunzio annotava quasi ogni cosa della sua vita.
Accanto agli itinerari si aprono anche squarci sulla vita di DAnnunzio a Venezia, per esempio sui suoi amori. Quello con Luisa Baccara, per esempio, la giovane pianista che gli rimase accanto anche sul Lago di Garda. O quello meno noto con Olga Levi Brunner, soprannominata Venturina, testimoniato da un epistolario tra i più articolati e complessi della sterminata produzione dannunziana. In questi casi Venezia è sullo sfondo, ma uno sfondo animato che dimostra come per una volta DAnnunzio non sia retorico quando dice di sentirsi cittadino veneziano.
Venezia imaginifica finisce con qualche gita fuori porta. E quindi Torcello e Murano dalla parte della Laguna, ma anche Villa Pisani a Stra, fino al Castello di San Pelagio, il residuo del medioevo carrarese, da cui DAnnunzio partì per quello che lui definè dantescamente il «folle volo» su Vienna.