ARCHIVIO la Nuova Venezia dal 2003

«Venezia imaginifica» itinerari e scoperte sulle tracce del Vate


di Nicolò Menniti-Ippolito
L’idea di visitare i luoghi usando un romanzo come guida si sta diffondendo rapidamente. Esistono la Sicilia di Montalbano, la Stoccolma di Larsson, la Parigi o la Roma di Dan Brown. Il turismo letterario ha sempre avuto importanza, ma per una élite ristretta, mentre oggi tende a diventare di massa. Tuttavia un precedente c’è, e non inaspettatamente è D’Annunzio, che è diventato in qualche modo il baedeker d’Italia, lasciando in ogni città una bella lapide con un suo motto elogiativo.
 Ma a D’Annunzio si può guardare, come guida turistica, con occhi molto diversi, più acuti e rispettosi rispetto al citazione estemporanea, ed è quello che ha fatto Filippo Caburlotto in Venezia imaginifica (Elzeviro, pp.325, 20 euro), una guida letteraria e letterata che riscopre Venezia seguendo le orme del Vate. E il veneziano autentico Filippo Caburlotto, aggiunge anche la Venezia scoperta dall’occhio del fotografo Mark Edward Smith, a sua volta interprete di D’Annunzio.
 Il risultato è un libro articolato su più piani, che si può leggere tranquillamente a casa, perché dice molto di D’Annunzio e molto di Venezia, di quello che è e di quello che è stata. L’alternativa è invece prendere il libro in mano e cominciare a camminare seguendo i tre itinerari e le quattro digressioni che propone.
 Caburlotto, ideatore e coordinatore del Progetto Archivio D’Annunzio, ha usato come filo conduttore degli itinerari Il fuoco, ovvero il romanzo in cui viene trasfigurata la storia d’amore, tutta veneziana, tra il poeta ed Eleonora Duse. La Venezia che fa da sfondo a Il fuoco è costruita tutta su un’intuizione dannunziana, quella che rovescia la città d’acqua per definizione in città del fuoco, rossa e fiammeggiante, viva ed ardente piuttosto che malinconica e stagnante. Ma prima e accanto a Il fuoco ci sono i taccuini, in cui D’Annunzio annotava quasi ogni cosa della sua vita.
 Accanto agli itinerari si aprono anche squarci sulla vita di D’Annunzio a Venezia, per esempio sui suoi amori. Quello con Luisa Baccara, per esempio, la giovane pianista che gli rimase accanto anche sul Lago di Garda. O quello meno noto con Olga Levi Brunner, soprannominata Venturina, testimoniato da un epistolario tra i più articolati e complessi della sterminata produzione dannunziana. In questi casi Venezia è sullo sfondo, ma uno sfondo animato che dimostra come per una volta D’Annunzio non sia retorico quando dice di sentirsi cittadino veneziano.
 Venezia imaginifica finisce con qualche gita fuori porta. E quindi Torcello e Murano dalla parte della Laguna, ma anche Villa Pisani a Stra, fino al Castello di San Pelagio, il residuo del medioevo carrarese, da cui D’Annunzio partì per quello che lui definè dantescamente il «folle volo» su Vienna.