Tra i padiglioni dove si incontrano fantasia e ribrezzo


di Alessandra Artale
Girare per i padiglioni esterni della Biennale non è solo un modo per rendersi conto delle nuove frontiere del contemporaneo, ma anche un sistema originale per scoprire Venezia nella sua pelle di capitale dell'arte senza spendere neanche un centesimo. Gli eventi collaterali infatti sono sempre a ingresso libero e spesso emozionano di più che le grandi esposizioni. In questo tour si parte da campo San Salvador e precisamente dal Telecom Future Centre, dove la bellezza dei chiostri esalta qualsiasi opera contenga. Succede così anche per il padiglione del Gabon, repubblica centro africana che per la sua prima partecipazione alla Biennale si è affidata a Owanto, nome d'arte di un'artista che declina tutta la sua filosofia al femminile, con cartelli stradali e light box colorati con immagini che rappresentano il mondo familiare che cercano di illuminare la strada verso un futuro di tolleranza, solidarietà e speranza. Di fronte al Telecom, nella Scuola Grande di San Teodoro, vi incuriosirà la grande installazione di Koen Vanmelechen con le sue adorate galline, uova comprese. Dirigetevi ora verso l'Accademia, magari vi prendete pure un caffè e una briochina, passate davanti al Goldoni e tirate dritto. Arrivate così in campo Santo Stefano: la prima sosta qui è nell'atrio di palazzo Loredan per "L'anima della pietra", una particolare installazione video-scultorea di Fabrizio Plessi. Girate a destra verso palazzo Grassi dove gli adesivi per terra vi indicheranno la strada giusta. Sulla sinistra troverete una incantevole e piccola corte, quella del duca Sforza con un incredibile affaccio sul Canal Grande. Beatevi di quella, perché all'interno del padiglione del Lussemburgo, "Collision Zone", in un buio pesto vedrete dei video raccapriccianti (visita sconsigliata alle donne incinte) con protagonisti uno scarafaggio gigante o la faccia iper butterata di un uomo.
Uscite dalla corte e sulla sinistra (anche qui gli adesivi vi diranno dove andare) troverete il padiglione minimalista della Slovenia: disegni e due dipinti di Miha Strukelj che usa il nastro adesivo da pacchi per ottenere l'effetto visivo desiderato. Seguendo gli adesivi, troverete a pochi metri palazzo Malipiero, vero scrigno di curiosità. Al piano terra vi accoglie una scultura bronzea dedicata all'unione delle civiltà. Siete arrivati a "Hope for the Future", il padiglione dell'Iran: dipinti e animali fantastici scolpiti hanno il sapore dell'archeologia che si sposa con il presente. Salite ora al secondo piano dove troverete tre grandi tronchi di palme tagliate. Un colpo al cuore e una grande emozione: appaiono davvero come cadaveri insepolti. E' il padiglione di Cipro, "Socratis Socratous/Rumours", interamente dedicato, con video e foto, alla salvaguardia di Kyrenia. Uscite e andate sul retro del palazzo: vi attendono altre sorprese. Non fa parte della Biennale ma da non perdere "L'incontro con l'ombra" di Mario Martinelli, capace di inventarsi un mondo nostalgico e dolcissimo con reti metalliche per dare "visibilità ai fantasmi", quelle entità che popolano la nostra memoria. Non solo. Entrate nella stanza chiusa da una tenda, camminate rasentando il muro di destra e di colpo partirà una cellula fotoelettrica: giratevi. Vedrete la vostra ombra impressa sulla parete.
Dal mondo onirico delle ombre a quello reale e terribile della guerra. Il passo è breve, una rampa di scale. Al primo piano ecco il padiglione dell'Estonia, "After-war", un progetto di Kristina Norman. Al centro della stanza, sospesa con fili trasparenti, una enorme scultura dorata, ovvero la copia del monumento bronzeo al soldato. E ancora video sulla cinetica del potere con gli scontri tra manifestanti e polizia avvenuti nell'aprile del 2007 a Tallinn, dove le forze dell'ordine non ci fanno per niente una bella figura. Per concludere questo tour una vera chicca: due metri avanti a sinistra in un giardino, aperto dalle 18 alle 21, tre sculture che vi lasceranno di stucco. Un lavoro a due, Fabio Viale e Nicolai Lilin, davvero curioso. Viale prepara sculture in marmo (la copia del braccio del David di Michelangelo o il Kouros greco) e il russo siberiano gli fa i tatuaggi come quelli che faceva nelle carceri siberiane di cui era assiduo frequentatore, essendo discendente da «un'antica famiglia criminale». Simboli strani: le cupole sulle nocche sono le condanne ricevute, la croce è una vendetta compiuta, la bara è quella del presidente russo, il diamante il criminale protetto da Dio. Tirate il fiato e preparatevi al prossimo giro.