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Vinyls, scontro sulla cassa integrazione


 MARGHERA. Scontro aperto tra direzione e lavoratori degli stabilimenti di Porto Torres (Sardegna) e Porto Marghera della Vinyls di Fiorenzo Sartor. L’azienda ripete da giorni l’inevitabile necessità di fermare e bonificare gli impianti e di dover mettere tutti i dipendenti in cassa integrazione straordinaria. Una richiesta respinta decisamente dai lavoratori, sia a Porto Marghera, dove i continui «problemi tecnici» sembrano impedire la procedura di svuotamento e bonifica degli impianti, sia in Sardegna dove ieri i dipendenti di Vinyls hanno bloccato i camion che dovevano caricare oltre 6 mila tonnellate di pvc stoccato in magazzino e diretti alla Tpv, l’ex azienda del gruppo Ineos che trasforma il pvc in granulato (compound), acquisita in gennaio da Sartor.
 Produzione zero. Da settimane gli impianti del cvm/pvc - soggetti alle direttive di sicurezza previste per gli impianti industriali a rischio di incidente rilevante - sono in stand-by e la produzione è ferma, mentre continua il suo stato di insolvenza dei debiti e i libri contabili sono stati portati in tribunale che il 24 giugno dovrebbe decidere sul possibile ricorso all’amministrazione straordinaria (Prodi-bis) o il fallimento in proprio con la messa in liquidazione della società e la messa in mobilità di tutti i dipendenti, 450 circa tra Porto Marghera e Porto Torres.
 Lettera al tribunale. Al presidente del tribunale di Venezia è arrivata ieri anche una lettera dei segretari dei chimici veneziani di Cgil, Cisl e Uil, nella quale invitano il giudice Attilio Passannante «a decidere in piena autonomia ma nel minor tempo possibile perché non sia consentito né all’attuale proprietà né ai suoi detrattori di fermare gli impianti il cui riavvio sarebbe definitivamente compromesso». Nella lettera i sindacalisti rimarcano che i lavoratori di Vinyls «sono in balìa di logiche, aziendali e non, che sono state tenute loro nascoste e che hanno creato una situazione molto critica». Il fatto è che la decisione prevista per il 24 giugno non è anticipabile visti i pesanti carichi di udienze già in calendario in Tribunale e, in ogni caso, il possibile via libera alla Prodi-bis e la nomina degli amministratori straordinari ha come conseguenza il ricorso alla cassa integrazione straordinaria e la fermata degli impianti finché non si troverà un nuovo imprenditore interessato a gestire gli impianti o parte di essi.
 Cassa integrazione Da giorni la direzione aziendale, sia a Venezia che in Sardegna, ripete che è «inevitabile» il ricorso alla cassa integrazione straordinaria - come succede di prassi anche in regime di «Prodi-bis» - o, quanto meno, un utilizzo delle ferie arretrate, le poche rimaste dopo la fermata degli impianti nel dicembre scorso.
 I sindacati e delegati dei lavoratori, invece, continuano a ribadire che non fermeranno mai gli impianti del tutto, perché, vista la situazione, ciò potrebbe significare che non ripartiranno mai più. Sartor, però, non vuole continuare a pagare oltre 1 milione di euro di stipendi al mese e ancor più in consumi energetici - che corrono, malgrado la produzione sia a livello zero - e ieri ha mandato a Porto Torres l’amministratore delegato Diego Carmello e il responsabile risorse umane, Arturo Mazzoni, che oggi dovrebbero incontrare, a loro volta, lavoratori e sindacati veneziani. Proprio ieri, a Porto Torres, i dipendenti di Vinyls hanno bloccato il previsto carico in 14 tir - diretti agli stabilimenti della Tqv di Sartor - con buona parte delle 8 mila tonnellate di prodotto (1.500 sono sotto sequestro per un ricorso presentato da alcuni creditori) stivata in magazzino.
 «Non lasceremo portare via così le merci che abbiamo prodotto - ha detto Argentino Tellini a nome degli altri dipendenti sardi di Vinyls - Non succeda che il signor Sartor, che noi non abbiamo mai visto, incassi sulle nostre spalle mentre in azienda regna la confusione più assoluta e nessuno sa che succederà domani».
- Gianni Favarato

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