ARCHIVIO la Nuova Venezia dal 2003

Dante poeta a misura di bambino


 MIRANO. E quando San Bernardo, con il suo saio approssimativo e i piedi nudi, con lo sguardo reso estatico dalla luce intensa di un riflettore, ha allargato appena le braccia e ha lasciato andare il cuore nella sua preghiera - Vergine Madre, Figlia del Tuo Figlio -; quando ha calcato sulla doppia «t» dell’etterno consiglio così come i testi più rigorosi esigono, allora il silenzio si è fatto palpabile, il pubblico con il fiato sospeso (ce la farà? come potrà farcela), per lasciarsi andare alla fine in un applauso gonfio di emozione, qualche occhio lucido di quella commozione che prende allo stomaco e non si può controllare.
 Il teatro di Mirano ha ospitato giovedì pomeriggio una rappresentazione eccezionale: non c’erano cartelloni ad annunciarla e non c’era biglietteria. Ma la sala era gremita, e dietro le quinte decine di piccoli attori correvano da una parte all’altra, ognuno concentrato su quello che doveva succedere.
 L’intera scuola di Campocroce ha portato in scena la Divina Commedia di Dante Alighieri: in un’ora e mezza di spettacolo intenso, colorato, accompagnato da momenti di allegria e di commozione, l’opera completa è stata percorsa da 96 piccoli attori, dai bambini di prima elementare a quelli di quinta. Due anni di lavoro, partendo da un approccio giocoso per arrivare a una conoscenza profonda e consapevole: non si recita così Dante se non lo si è capito.
 Tre cantiche, tre i gruppi di lavoro: la seconda e la quarta classe hanno rappresentato l’Inferno in una festa di diavoletti scatenati, con un Virgilio cinese e con fiamme ovunque disegnate. La terza classe ha presentato il Purgatorio, accompagnando tra punizioni e speranze Dante verso il Paradiso e Virgilio verso il ritorno all’eternità. La prima e la quinta hanno dato vita al Paradiso, con i più piccoli a fare da schiere di angeli (straordinario il loro Cantico delle Creature), le aureole fatte in casa e le tuniche prestate dal parroco che le ha prese dall’armadio delle Prime Comunioni.
 Portare in scena tutta la Commedia è sfida da brivido; è, anzi, una missione impossibile. Eppure a Campocroce che è un paese così piccolo, ci sono riusciti: merito delle insegnanti, che ci hanno creduto e non hanno avuto paura, merito dei bambini che hanno saputo cogliere il bello di un’opera senza uguali.
 Due i testi sui quali gli insegnanti si sono basati per costruire questa fedelissima rappresentazione: l’opera di Dante, di cui i bambini hanno imparato terzine su terzine, riportandole con garbo e con senso; e la riduzione per i piccoli realizzata da due genitori veneziani, Francesca Gambato ed Enrico Cerni, che si chiama «La Divina Avventura» e che è diventata un vero caso editoriale.
 Per prima cosa, ai bambini è stata presentata la figura di Dante: niente di noioso, anzi un tipo ganzissimo, capace di fare un viaggio mai più riuscito ad altri, uno che valeva la pena di conoscere meglio. Poi le cassette di Benigni e il quadro generale della storia. Infine, i testi incrociando le parti più semplificate con quelle complesse e originali.
 Lo spettacolo è rifinito nei minimi particolari, con bellissimi inserti di danza e un’eccellente colonna sonora scelta e a tratti eseguita dal vivo dalla violinista Lucia Samadan. Costo zero, tutto volontariato, pura passione e costumi fatti delle mamme. Nessun suggeritore eppure nessuna papera, nessun momento di vuoto. Dietro le quinte, a dirigere i gruppi, gli insegnanti: Maria Di Franco e Lorella Rocchi (prima e quinta classe); Gianluca Ruffato, Mariolina Burattino, Valentina Voltan (seconda e quarta), Franca Pejeroni e Francesca Bortolato (per la terza), con Paola Rossato.
 Maria Di Franco, che aveva lanciato l’idea trascinando i colleghi in questa impresa impossibile e vincente, dice: «I bambini possono apprendere anche quello che a noi sembra difficile, hanno risorse straordinarie, tocca a noi appassionarli». Dice che quando li ha davanti in classe li guarda negli occhi «e vedo me stessa fra trent’anni, e mi dico tocca a noi fare di loro uomini e donne giusti, lo facciamo per il futuro di tutti».
 Il sindaco di Mirano ha ringraziato dal palcoscenico la scuola per questo lavoro; ma spiace pensare che non possa più essere rappresentato e visto, non solo per la fatica che è costato ma soprattutto per la sua reale qualità. Troverà nuovi palcoscenici? «Magari - dicono le maestre - noi siamo prontissimi».
 La compagnia accetta di essere scritturata. Naturalmente, poi si scioglierà. E’ il suo destino, è scritto nel tempo che passa. Ma ciò che queste maestre hanno saputo insegnare, ai bambini resterà per sempre. Un patrimonio di poesia e di cultura, che oggi gli è parso un giorno e che domani sarà una ricchezza.
- Anna Sandri