«Edifici in riva alla laguna? Una follia»


«Costruire in gronda lagunare? Una follia. La tutela del paesaggio dovrebbe essere un valore di tutti, acquisito e consolidato. Non è possibile cancellare decenni di storia e di cultura con un tratto di penna». Gianfranco Vecchiato, assessore all'Urbanistica del Comune, è stato fino a due anni fa presidente dell'Ordine degli architetti. E respinge indignato le ultime proposte sul «futuro della città» avanzate qualche giorno fa da Forza Italia. Un progetto elaborato dall'ex presidente del Consiglio regionale Umberto Carraro, presentato dallo stato maggiore del partito di Berlusconi in vista delle amministrative. Che prevede nuove edificazioni sulla laguna, sublagunare fino al Lido, un nuovo porto a Malamocco, riduzione delle piste ciclabili e del tram in terraferma, apertura al traffico delle aree pedonali che «penalizzano il commercio».
«Mi aspetto che ci sia un ripensamento o un maggior dettaglio di queste proposte», dice Vecchiato, «che non mi sembrano adeguate a un partito che rappresenta una parte importante di cittadini».
Cominciamo dalla nuova edificazione in laguna.
«Mi pare un'idea che va contro la storia e la cultura di questa città. Dal Piano regolatore del 1963 in poi si è sempre seguita la strada della tutela e del rispetto del paesaggio lagunare. Il Palav, la Legge Galasso, la Salvaguardia e i piani regolatori dovrebbero tutelare questo bene prezioso che appartiene a tutti».
C'è una spinta di «modernità» sempre più pressante per rilanciare l'econonmia e dar lavoro alle imprese.
«Capisco, ma tutto va fatto con misura. L'uomo dovrebbe tutelare la bellezza del paesaggio, puntare sull'architettura contemporanea. Ma non si può ragionare solo in termini di cubature e di cemento».
Nel programma del Pdl si parla anche di scavo rii e di un nuovo portoalla bocca di Malamocco.
«Leggo che con il Mose i canali saranno scavi fino a 14 metri. Ma sanno di quello che parlano? A parte le conseguenze idrauliche sull'equilibrio della laguna ogni 50 centimetri scavati significano un milione di metri cubi di fanghi da sistemare. Ai Moranzani ne abbiamo messi 3 milioni e mezzo, E adesso da 11 metri si è passati a 14. Bisogna valutare le conseguenze delle ipotesi che si lanciano».
C'è anche il via libera alla sublagunare. Un tema su cui la giunta ha assunto una posizione di attesa.
«Anche qui si parla senza avere davanti i dati oggettivi, facendo ideologia. Non abbiamo visto ancora studi approfonditi sull'argomento. E mi pare che uno studio di Ca' Foscari che non mi risulta essere un organo di partito ha sollevato grossi dubbi sulla tenuta del sottosuolo. Mi piacerebbe che prima di dire si o no si avessero tutti i dati disponibili per un confronto sulle varie soluzioni alternative».
Insomma Lei non condivide il piano del «fare»?
«Io dico che anche con il Pat, il Piano di assetto del territorio approvato dalla giunta, stiamo provando a dare risposte adeguate al nostro territorio. Ma non possiamo ridurre tutto alla frenesia del fare. Se guardiamo Venezia e il suo entroterra dall'aereo ci accorgiamo che negli ultimi decenni si è fatto moltissimo. Ma spesso senza regole e senza attenzione al territorio, come nel caso dei capannoni e dell'edilizia selvaggia. Non è certo questa la strada per un futuro sostenibile».

Alberto Vitucci