Se manca, la Lega Nord non può certo chiudere un occhio e far finta di niente, forte anche del fatto che la Legge regionale 10 del 1998 la prevede negli edifici scolastici e accademici. Ma nelle varie sedi dello Iuav, la bandiera della Regione Veneto non cè e gli studenti di architettura del movimento universitario padano non ci stanno. Ieri mattina Vittorio De Battisti Besi e Mattia Cester, in rappresentanza del gruppo, sono stati accolti nello studio del rettore Carlo Magnani accompagnati dai consiglieri regionale e comunale Gianpaolo Bottacin e Alberto Mazzonetto. Unoccasione per far conoscere il movimento, parlare del più e del meno sullandamento delluniversità, delleconomia, della politica. Puntavano, però, al gran finale: la consegna della bandiera veneta al rettore dello Iuav, che i giovani padani considerano da sempre «roccaforte della sinistra veneziana». Il regalo è rimasto chiuso in una scatola fra le mani di Gianpaolo Bottacin fino al momento della consegna. La scatola grigia si apre, si intravedono i colori della Regione, un lembo si alza ma nulla: il rettore storce un po il naso e preferisce posare lasciando la bandiera piegata nella scatola. «La nostra idea era di fare la foto con la bandiera aperta», esclama subito Mazzonetto. Pazienza. Non è detto però che i leghisti perseverino nel vedere che ai Tolentini, così come a Santa Marta, accanto alla bandiera nazionale e a quella europea non compaia anche quella con il Leone. A Ca Foscari, per esempio, cè e lo stesso rettore dellateneo Pierfrancesco Ghetti non fa una piega: «So che la legge la prevede. Quando sono arrivato cera già». Perchè il rettore sia restio nel considerare la bandiera veneta un elemento necessario è stato in parte spiegato durante il dibattito con i consiglieri ed i rappresentanti del movimento. Il tutto è partito da una riflessione sui simboli regionali e territoriali di Giampaolo Bottacin: «Il Veneto ed i suoi modelli di produttività devono essere esportati allestero forti della loro identità, della loro storia e dei valori dei popoli che li portano avanti». Ma Magnani replica senza esitazioni: «Si tende sempre a guardare troppo indietro. A quello che eravamo a quello che abbiamo fatto. Ma dobbiamo guardarci avanti, andare oltre. Cosa può diventare oggi quello che abbiamo fatto in 40 anni? Come metterlo a frutto nel migliore dei modi? Ci dobbiamo pensare, al di là delle ideologie. Come la stessa idea di popolo: è un concetto troppo vago» Ora, sia i consiglieri sia i giovani padani si preparano: «Controlleremo fra qualche giorno se la bandiera è stata appesa». Mazzonetto è più che fiducioso: «Il rettore ci è apparso freddino nei nostri confronti, ma siamo sicuri che la farà appendere quanto prima».
(Silvia Zanardi)