Il 19 settembre a Cortina il nostro ministro Maurizio Sacconi ha dichiarato di individuare nel porto di Trieste il futuro del sistema del Nord Adriatico con una posizione subalterna per Venezia; il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Altero Matteoli il 10 dicembre alla conferenza della Confetra di Livorno ha affermato che, nellambito della «riforma vera e sostanziale e non una revisione della legge 84/94» le priorità rilevate sono la selezione di pochi porti di interesse nazionale che rispondano al governo centrale, il superamento delle anomalie strutturali e apertura al capitale privato, vera autonomia gestionale e liberalizzazione regolata del lavoro portuale; la stampa nazionale ha riportato alcune notizie circa i porti identificati da Matteoli nella proposta del governo per la riforma della legge 84/94 e sono cinque cioè Genova, Livorno, Napoli, Gioia Tauro, Trieste, a cui sembra dovrebbero aggiungersi La Spezia e Augusta. Ho limpressione che sia Sacconi che Matteoli non abbiano ben chiaro il ruolo, limportanza e la prospettiva della portualità lagunare che, anche grazie al momento economico particolare quale è quello attuale, è rappresentata dal porto di Venezia e dal porto di Chioggia. I porti di Venezia e Chioggia insieme sono infatti una delle realtà portuali mediterranee più valide ed interessanti sia rispetto allavanmare che rispetto allhinterland; sono serviti già oggi, ma ancor più in prospettiva, di valide infrastrutture stradali, ferroviarie e fluviali, uniche peraltro nella realtà portuale nazionale e similari solamente a realtà portuali nordeuropee. Con il Mose a regime e con il previsto adeguamento della conca di Malamocco, Venezia avrà pescaggio utile del Canale Malamocco-Marghera a 3606 e con possibilità di 45 nel tratto Malamocco-San Leonardo, Chioggia potrà adeguare i pescaggi del nuovo porto di Val da Rio fino a 27 piedi utili e far quindi operare a regime quella magnifica realtà, già oggi in buona parte esistente, frutto del lungo, paziente, costante e intelligente lavoro dellAspo e del suo valido management guidato da anni dal cap. Nalesso.
In un momento in cui leconomia impone lesigenza di ristrutturare per semplificare e razionalizzare, i porti di Venezia e Chioggia possono rappresentare veramente un esempio positivo di gestione sinergica e sistemica delle infrastrutture, creando massa critica e sviluppando terminal multipurpose che possano gestire tutti i traffici, compresi quelli contenitori e ro-ro. Già oggi la portualità lagunare è leader in Italia del traffico del project e general cargo (il traffico più ricco e qualificante), come pure è qui concentrata una grande parte della siderurgia di sbarco e di imbarco, di rinfuse, di rotabili e di sfarinati; circa il traffico contenitori, considerato che nessun porto adriatico o ligure sarà mai porto di transhipment, dobbiamo convincerci che tale traffico può avere un grande sviluppo in questo bacino, tanto più se sarà possibile realizzare a Porto Marghera una grande area dedicata a distripark ed utilizzare il trasporto fluviale fino a Cremona e a Pizzighettone per tutto larco dellanno. La crisi industriale di Porto Marghera è un fatto indiscutibile e comporta seri problemi sociali, numerosi settori occupazionali di Chioggia sono in sofferenza e preoccupano seriamente, abbiamo una grande ricchezza e potenzialità da sfruttare ed è rappresentata dalla portualità lagunare, dobbiamo fare la giusta pressione sulle nostre istituzioni affinché anche i nostri politici comprendano e si facciano carico delle nostre esigenze e realtà, non possiamo permetterci il lusso di vedere ridimensionato ed emarginato il nostro ruolo rispetto ad altre realtà portuali certamente meno favorite solo perché più protette politicamente, le genti venete non sono più disposte a subire scelte negative che vengono calate dallalto.
Ling. Toniolo, alla guida di porto ed aeroporto dal 1955 al 1977, affermava che il porto di commercio produce ricchezza senza consumare risorse, il prof. Costa, oggi alla guida del porto, ha dichiarato che il porto è a Venezia ma non è di Venezia; si tratta di due affermazioni semplici ma importanti che dovrebbero essere fatte proprie da tutta la comunità veneta, il presidente Galan, che dice di contare a Roma, si faccia promotore di una iniziativa urgente che coinvolga tutte le istituzioni venete a tutti i livelli affinché ancora una volta la «locomotiva» delleconomia italiana non venga ulteriormente umiliata, perché i «polentoni» veneti non gliela farebbero passare.
(*) ex dirigente Autorità Portuale