Rodolfo Pallucchini, l'inventore delle Biennali più belle


Per due giorni, il tre e quattro novembre, frutto del lavoro di un Comitato Regionale nel centenario della nascita, si è svolto a Venezia, a San Giorgio, un convegno che ricorda lo storico dell'arte Rodolfo Pallucchini la cui vita si svolse tra il 1908 ed il 1989. Egli fu professore di Storia dell'Arte alle Università di Bologna e Padova, Segretario Generale della Biennale dal 1948 al 1956, Direttore delle Belle Arti a Venezia, fondatore dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini, fondatore e Presidente dell'Istituto Palladiano di Vicenza, curatore di mostre indimenticabili dai microscopici cataloghini, Bellini, Paolo Veronese, Tintoretto. Si era laureato a Padova nel 1931 discutendo con Giuseppe Fiocco una tesi su Piazzetta, e questo lavoro fu pubblicato nel 1934. Di qua parte con la sua limpida relazione Giuliana Tommasella sui rapporti di Pallucchini con Giuseppe Marchiori e i suoi inizi di contemporaneista per arrivare a quel 1948 che lo incorona Segretario Generale della Biennale. Già prima di laurearsi egli aveva tenuto delle spumeggianti lezioni. Erano i tempi in cui Giuseppe Fiocco insisteva sul tema del «plein air», la Facoltà contava la presenza di Carlo Anti e Diego Valeri - siamo nel decennio '30- '40 - e nel '34 Cesare Musatti aveva tenuto le sue prime lezioni di psicoanalisi e fondato la Facoltà di Magistero. Rodolfo Pallucchini e Sergio Bettini per Fiocco sono la speranza e la continuità e, in questa fase, egli sembra riprendere idee convenzionali, insiste sui valori tonali, salvo ad essere fortemente impressionato dal critico Giuseppe Marchiori. La recensione di Pallucchini alla prima Quadriennale romana costituisce la sua prima critica militante, poi via via il rapporto tra i due diviene più stretto e Marchiori gli regala l'almanacco del Polesine che egli gradisce molto perché lo introduce in una nebbiosa realtà che non conosceva. Tra il 1934 ed il 1956 con Giulio Lorenzetti riordina la Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro a Venezia essendo già da un decennio Segretario della Biennale, eppure nel 1940 cura la mostra di Paolo Veronese. Quello che emerge dalla lettura delle sue lettere rivolte a tutti nei suoi numerosi alti incarichi, è un costante atteggiamento di propensione al fare, di pensiero positivo, di grazia bonarietà e rispetto nei rapporti con gli altri pur in quella severità intellettuale che molti relatori hanno ricordato. Dalla madre svizzera gli veniva una precisione che gli scolari ricordano ancora perché un appuntamento fissato da Pallucchini era sempre onorato. Il portavoce del Governatore Galan Franco Miracco ha disegnato la figura di un grande mediatore, uno straordinario operatore culturale quanti non se ne conoscono più in tempi pavidi, slabbrati e limacciosi come questi.
Se la nascita dell'arte moderna italiana coincide con la nascita del futurismo, fondamentali sono le Mostre di Ca' Pesaro a Venezia del 1908 al 1920. Esse si attuarono in un ambiente di antagonismo diretto con la Biennale, ma non avrebbero avuto significato senza il confronto incomparabile allora offerto dall'Esposizione, che riuniva tutti gli artisti del mondo nella cornice unica della città. La Biennale, disse Rodolfo Pallucchini, è frutto di una certa cultura dell'Ottocento a Venezia e di un impegno che traeva forza dalle energie più vitali che s'erano manifestate nella seconda metà del secolo nella Milano di Manzoni e di Verdi, la Bologna di Carducci, la Torino del Risorgimento, la Firenze prima capitale del Paese, e prima voce dei macchiaioli, la Napoli che rinasce grazie a Garibaldi e pure nella Roma umbertina. «Il quadro della cultura veneziana - scrive Pallucchini - è variato e complesso: fu una cultura che non solo si cimentò nell'espressione letteraria, artistica e teatrale, ma che si impegnò nella ricerca storica, in una concretezza di problemi che prospettavano le nuove esigenze sociali e politiche». Ecco disegnata la vocazione di Venezia capitale culturale d'Italia, ecco dopo la sofferenza e le rovine della guerra nascere dalla genialità dal lavoro e dal profondo sapere di uno studioso lo splendore delle Biennali d'Arte di Venezia che, a partire dal 1948, furono le più belle che si siano mai viste. E' allora e qui che nasce davvero l'arte moderna.

Paola Scarpa