MARCO SCARPA SMETTE «L'emozione più grande? Vedermi nell'album Panini»


CHIOGGIA. Cinque campionati vinti sul campo. Adesso Marco Scarpa, 36 anni,ciosoto , uno dei simboli del miracolo-Cittadella si ferma. Ma riparte subito. Nel senso che chiude una onorata carriera di calciatore e si tuffa nell'avventura in panchina. «Da qualche mese pensavo di smettere - conferma - e quando il presidente Gabrielli mi ha chiamato ho avuto subito la sensazione che fosse il momento giusto». Cosi ora Scarpa è l'allenatore degli Allievi Sperimentali Regionali ('93) del Cittadella.
Cinque promozioni, mica poche. E Marco Scarpa resta uno degli ultimi grandi del 'Baracca" di Mestre.
«In arancionero sono due, la prima con Belligrandi, l'altra con Gazzetta. Poi due a Cittadella, con Glerean, quindi a Bassano, con Sandri».
Il grande rimpianto?
«L'anno scorso, con l'Edo Mestre. Primi a due giornate dalla fine, poi la promozione sfuggita agli spareggi. Avrei voluto finire in bellezza. Capitolo chiuso, non mi lamento».
Due sogni da calciatore. Uno realizzato, l'altro no.
«Vero. Fin da bambino sognavo di vedere la mia figurina nell'album Panini. E' successo, quando il Cittadella è salito in B, ed è stata una emozione. Solo che nella didascalia hanno messo 'nato a Venezia", mentre io pur essendo chioggiotto al 100% sono nato a Padova. L'altro sogno? A casa mia siamo tifosi della Fiorentina. Una sfida con i viola e lo scambio di maglia con Batistuta sarebbe stata una favola. Questa favola non si è avverata. Pazienza».
Ultimo chioggiotto sul grande palcoscenico. Prima di lui bisogna risalire a Cerilli e Boscolo. Perchè?
«Credo sia una questione di spirito di sacrificio. Non è vero che Chioggia non sa produrre calciatori, ogni anno parecchi fanno il salto nelle giovanili di club importanti, solo che poi finiscono per rientrare alla base. Fare il calciatore è un mestiere che impone delle regole, se domenica giochi non puoi permetterti di fare le ore piccole al sabato, magari pensando che 'tanto, è lo stesso".
Torniamo a Scarpa calciatore: la partita della vita.
«11 giugno 2000, a Chioggia è la festa dei Santi Patroni. Io sono al Bentegodi di Verona. Finale col Brescello, basta il pari: all'85' segnano loro su rigore e il mondo crolla. Ma all'96' pareggia Mazzoleni. Ai tifosi del Cittadella vengono i brividi a ripensarci. E anche a me».
Ma c'è un'altra partita al Bentegodi da ricordare...
«Primo anno in B, contro il Chievo. 2-2, segno un gran gol e cosa succede? Torno a centrocampo, mi giro e vedo il tabellone luminoso dove lampeggia la scritta 'gol di Scarpa". Beh, sono rimasto abbagliato, incantato a guardarlo. I compagni mi urlavano che la partita era ripresa...».
Il calcio crea amicizie vere, che restano negli anni?
«Qualcosa di sincero rimane. Con Davide Zanon (ora nello staff del Venezia, ndr) ci sentiamo sempre, con Grassi idem, con Manuel Rizzi, mio paesano, abbiamo giocato assieme anche a Bassano. E poi Cinetto, ma va a finire che me ne dimentico qualcuno».
E si ritorna al Cittadella.
«Un ambiente speciale perchè c'è un presidente speciale. Angelo Gabrielli è per tutti un secondo padre. Mette i valori umani davanti a quelli economici, è molto presente, se perdi ti rincuora. Forse è una persona fuori tempo per il calcio moderno, uno degli pochi gentiluomini rimasti».

Carlo Cruccu