Caso biblioteca, il processo si riapre


SPINEA. Il pubblico ministero, in aula, aveva chiesto l'assoluzione e, quando il Tribunale di Venezia presieduto da Anna Maria Marra aveva assolto i due imputati, il rappresentante dell'accusa naturalmente non aveva presentato appello. Ma nei giorni scorsi lo ha fatto la Procura generale, così si farà di nuovo, questa volta davanti alla Corte d'appello, il processo nei confronti di Antonella Agnoli e Mario Raniolo per l'appalto della biblioteca comunale di Spinea.
A formare i motivi d'appello è stato il sostituto procuratore generale Antonio Cappelleri, lo stesso che probabilmente si presenterà in aula quando la Corte d'appello fisserà l'udienza. Il processo di primo grado era terminato il 14 dicembre scorso con l'assoluzione perchè il fatto non costituisce reato per la Agnoli e perchè il fatto non sussiste per Raniolo. La prima doveva rispondere di abuso d'ufficio perchè quale componente della Commissione aggiudicatrice dell'appalto per la fornitura degli arredi e dell'attrezzatura della Biblioteca comunale aveva aggiudicato l'appalto alla ditta Harmonie, malgrado le evidenti e palesi violazioni delle norme. Raniolo, invece, era accusato anche di falso perchè come dirigente dell'Ufficio lavori pubblici aveva attestato la regolare fornitura delle attrezzature da parte della Harmonie.
Le indagini erano durate anni c'erano stati anche diversi pronunciamenti amministrativi e polemiche su quel discusso appalto. Secondo l'accusa, la gara d'appalto per la progettazione e fornitura di arredi della biblioteca a villa Simion era stata pilotata in modo da far vincere l'impresa di Bolzano «Harmonie». Erano state tre le imprese a presentare l'offerta nella primavera del 2000: «Elvis elettronica» di Padova, «Harmonie project» e «Mio Dino». A vincere la gara era stata la prima, ma la seconda aveva presentato ricorso. Il Tar lo aveva accolto, riammettendola in gara che poi si era aggiudicata. Nel novembre 2001, il Consiglio di Stato cancellava la decisione dei giudici veneti, restituendo l'aggiudicazione alla «Elvis», che inviava una diffida al Comune. Ma da Spinea facevano sapere all'imprenditore Bastianello, che poi avrebbe presentato la denuncia, che non c'era più nulla da fare perché l'«Harmonie» aveva già eseguito l'appalto: il 15 febbraio 2002 Raniolo firmava il relativo certificato. Secondo l'accusa un falso, perché i lavori, in realtà non erano stati del tutto ultimati.
Proprio nei giorni scorsi, tra l'altro, Raniolo è stato rinviato a giudizio per abuso d'ufficio per un'altra vicenda. Il pm veneziano Gianni Pipescchi lo accusa di aver autorizzato la «Tirsa Srl» a realizzare il Centro Antares, grande lottizazione con impianti sportivi e negozi, su un'area che il piano regolatore destinava a zona di interesse pubblico: una licenza arrivata a costo zero per la società, senza convenzione con il Comune.

Giorgio Cecchetti