Riaffiora l'armata genovese


CHIOGGIA. «De che Zenovexi, che sempre ave in odio li Veniciani, portava in animo grande ira». Comincia così, nelle cronache del XIV secolo di Daniele De Chinazzo, la guerra di Chioggia, una carneficina iniziata nel 1378 e conclusa nel 1381, tra le due potenze marittime dell'epoca, Genova e Venezia, per il controllo delle rotte verso Costantinopoli. L'epilogo è venuto alla luce pochi mesi fa: il cimitero della flotta genovese di Ambrogio Doria, sconfitta dalle galee veneziane del capitan da mar Vettor Pisani.
Un ritrovamento avvenuto, come sempre, per caso, durante i lavori nella zona di Val da Rio, ordinati dall'Azienda speciale per il porto (Aspo) ed eseguiti dalla ditta Mattiola. Non appena le maestranze hanno trovato i primi scheletri l'impresa ha avvisato la sovrintendenza archeologica che, dopo il sopralluogo, ha affidato lo scavo alla cooperativa Petra, formata da archeologi specializzati. Gli scheletri, uno alla volta, hanno portato alla luce un'area cimiteriale molto vasta, ordinata e usata solo una volta. «Dai pochissimi materiali che accompagnavano i resti umani - spiega il capoarcheologo Paolo Marcassa - abbiamo appurato che si tratta di una sepoltura molto vasta, varie centinaia di corpi, avvenuta alla fine del XIV secolo». Il fatto che non si trattasse di una fossa comune ha fatto capire agli archeologi che le morti non erano avvenute per epidemia. Sono stati studiati 22 scheletri sulle centinaia trovati. Dopo la catalogazione sono stati, per il momento, coperti nuovamente in attesa di più approfonditi studi. I corpi erano stati sepolti ordinatamente, secondo l'uso riservato ai militari, ma senza alcun corredo, dato che all'epoca i nemici uccisi venivano spogliati di tutte le armi, oggetti e perfino delle vesti. Quindi si tratta dei resti di un esercito nemico annientato in un'unica grande battaglia. Proprio ciò che avvenne la notte del 23 giugno del 1380, quando i «fanti da mar» condotti da Carlo Zeno, guidarono l'assalto veneziano a Chioggia, città che era caduta in mano genovese il 16 agosto del 1379, nonostante la disperata resistenza del podestà Pietro Emo. Dopo la caduta la reazione dei veneziani era stata disperata: per la prima volta una flotta nemica si presentava con una base in laguna. Vennero allestite galee in fretta e furia, dando vita al primo prestito forzoso in oro. Poi, la notte del 22 dicembre, la flotta di San Marco diede l'assalto a «Clodia» agli ordini di Vettor Pisani che riuscì a imprigionare la flotta rivale, facendo affondare delle galeazze da carico piene di pietre all'imbocatura dei canali. Quindi l'epilogo: il 23 giugno i veneziani prenetrano in città e fanno strage dei nemici. L'ammiraglio genovese Ambrogio Doria si ritira con i resti delle truppe da sbarco presso la torre di Bebe, sperando invano nell'arrivo dei rinforzi promessi da Padova. I «fanti da mar» arrivano prima ed è strage, con i genovesi inseguiti fin nell'acqua e sterminati a uno a uno. Una vittoria, una mattanza, che segnerà il predominio di Venezia e il tramonto dell'odiata Genova, di cui i soldati trovati a Val da Rio sono stati per 7 secoli, muti e fedeli testimoni.

Ugo Dinello e Terry Manfrin