ARCHIVIO la Nuova Venezia dal 2003

Ridurre i rifiuti contro la lobby degli affari

L’allarme lanciato da Veritas, circa l’aumento costante dei rifiuti a Venezia e l’insostenibilità dell’attuale modo di gestione degli stessi, è soltanto l’ultimo di una lunga serie. La questione, peraltro, si fa sempre più pressante anche in molte altre città del mondo poiché lo stile di vita più diffuso nei Paesi industrializzati si basa su un consumismo, eccessivo e acritico, che produce sempre più spazzatura.
 A questo elemento generale bisogna aggiungere l’impatto che hanno venti milioni di turisti l’anno sul centro storico più delicato del mondo.
 Per risolvere il problema vi sono sostanzialmente due strade: l’una consiste nella semplice presa d’atto del trend in corso con, nel migliore dei casi, una raccolta differenziata «sorniona» e rialzi annuali delle tariffe. Ed è un po’ quello che già accade. L’altra strada comporta invece un mutamento radicale di prospettiva che porti ad una riduzione, a monte, dei rifiuti con modificazione di abitudini e stile di vita. Questa seconda ipotesi però, oltre ad essere ostacolata dalla naturale avversità delle persone a cambiare abitudini, trova un altro impedimento nel palese conflitto d’interessi che caratterizza le tante aziende pubbliche e private operanti nel settore. Semplificando, più spazzatura viene prodotta più alti sono i guadagni. Una conferma di ciò si ha con il meccanismo del CIP6 che finanzia, come energia rinnovabile, la combustione dei rifiuti negli inceneritori, in base alla definizione distorta, e tutta italiana, di risorse rinnovabili «assimilate».
 In pratica gli italiani pagano 60 euro in più, all’anno, di bolletta Enel, per rendere redditizio bruciare i rifiuti. Ne deriva, indirettamente, che le buone pratiche della riduzione dei rifiuti, del riuso/recupero degli oggetti e della raccolta differenziata non saranno mai spinte sino ad un livello tale da rendere inutili gli inceneritori. Nella Finanziaria 2007 i Verdi hanno tentato di eliminare questi finanziamenti ma, per mediare con le altre forze politiche, si è accettato di fare salvi gli impianti «già realizzati»; come dire che, senza finanziamento pubblico, questi impianti non starebbero, economicamente, in piedi.
 Purtroppo la lobby degli inceneritori ha fatto pressione finché si è optato per dare i contributi a tutti gli impianti «già autorizzati», cioè molti di più rispetto a quelli esistenti. La strada giusta da imboccare è dunque tutta in salita. Occorre innanzitutto favorire, con sconti sulle tariffe, chi pratica la raccolta differenziata «ortodossa»; si potrebbe immaginare una sorta di autocertificazione da parte dell’utente con controlli a campione e multe salatissime nel caso di false dichiarazioni. Vanno incentivate altresì, sempre attraverso la leva fiscale, le pratiche virtuose di riduzione dei rifiuti come ad esempio il vuoto a rendere, già in uso a Mestre per i detersivi e sperimentabile nei bar, anche per bibite ed aperitivi in sostituzione degli odiosi bicchieri di plastica che finiscono spesso per terra o in canale. Si pensi ancora all’impatto che avrebbe, ad esempio, l’uso di tovaglie, tovaglioli ed asciugamani di stoffa in tutti i ristoranti e bar del centro storico: diminuzione dei rifiuti, sconti sulla Tia, riapertura di una o più lavatrici industriali, nuovi posti di lavoro, miglior servizio per i clienti, un’immagine nuova di Venezia.
 Il Mahatma Gandhi, Nobel per la Pace, disse una volta che «il grado di civiltà raggiunto da una nazione si misura innanzitutto dal modo in cui i propri abitanti affrontano il problema della gestione dei rifiuti prodotti». I dati dell’Arpav dicono che ogni cittadino veneto ha prodotto nel 2006 una media di 496 kg/anno di «scoasse»: ognuno può giudicare da sé, se questo è indice di civiltà.
Davide Scano consigliere dei Verdi Città Nuova Municipalità Mestre Carpenedo