«Così ci salvammo per caso dal massacro»


ISOLA DI CEFALONIA.Olinto Perosa ha una camicia rossa da garibaldino, un bastone di legno scuro e tanta voglia di raccontare. «Mi chiamavano il fante scrittore, e questo ero, solo un fante, ma curioso. Mi sono salvato grazie a un uomo che non ho visto mai più». Olinto è uno dei reduci, dei soldati italiani che nel settembre del 1943 scamparono alla morte, al massacro ordinato da Hitler contro i «traditori italiani» che, qui a Cefalonia, si rifiutavano di consegnare le armi ai tedeschi. Anche gli altri, come lui, stanno seduti in prima fila, sotto un pino selvatico sulla sommità della collina di Argostoli, qui dove gli italiani hanno eretto il monumento ai caduti della Divisione Acqui.
Olinto Perosa, classe 1922, deve la vita a Ermenegildo Ramadori, caporalmaggiore di Savorgnano al Tagliamento. Per lui, nato a Valvasone, in provincia di Udine, era un volto amico, il conterraneo che trovi lontano da casa, l'uomo che il destino ha messo sulla tua strada per salvarti la vita e poi scomparire, inghiottito dalla guerra.
Rieccoci a quel pomeriggio del settembre 1943. I soldati sbandati, i tedeschi che tendono loro agguati. Olinto lungo una delle strade di Cefalonia, che cerca di salvarsi dalla furia dei nazisti. Lungo la strada sale una camionetta militare italiana, lui fa cenno di fermarsi, ma quelli sembrano tirare diritto, poi la camionetta si arresta e Olinto viene fatto salire. «E' stato Ermenegildo che mi ha riconosciuto e si è fermato».
«Qui sull'isola - ricorda Carlo Santoro - ci furono 1500 morti, molti altri dei nostri soldati morirono sulle navi andate a sbattere nelle mine, altri scomparvero nei campi di concentramento». Santoro fu preso prigioniero, portato alla Casetta Rossa, era da lì che partivano le camionette con 4-8 ufficiali per volta, un colpo alla testa e via. «In guerra si muore da scemi e ancor più da scemi ci si salva. Mi abbassai ad allacciarmi le scarpe, i tedeschi scelsero quello vicino a me...». Fu portato in Germania, campo di concentramento, si salvò anche da quell'orrore.
Jolanda Gorno ha un'altra storia da raccontare, una storia da film, quella del Mandolino del capitano Corelli. Sua madre Elly Fokas aveva 15 anni quando si innamorò del marconista Walter Gorno. Lei studiava sotto un olivo, lui faceva ginnastica e suonava la fisarmonica. Quando i tedeschi diventarono i nemici di greci e italiani lei gli dette vestiti civili e lo aiutò ad unirsi ai partigiani greci. Poi nacque lei, Jolanda: «Mia madre è ancora viva, sa?, ed è sempre bellissima».(a.ce.)

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