Sport e droga, tre storie di disperazione

VENEZIA. E' ancora grande a Venezia l'incredulità per la scomparsa di Marco Ardit, l'ex calciatore di 42 anni deceduto a Padova a causa di un overdose nella serata del 30 dicembre. Non sono ancora state fissate le esequie dell'ex attaccante di Mestre, Pordenone, Sandonà e Chioggia: il pm padovano Renza Cescon ha disposto l'autopsia e sulla sua morte è stata aperta un'inchiesta. La tragica fine di Ardit ha fatto subito il giro della città, con molti che hanno voluto ricordarne la grande bontà e generosità.
La sua morte, però, riporta alla memoria altre tragedie che hanno visto intrecciarsi il mondo dello sport e quello della droga. Restando nell'ambito del calcio - e nel microcosmo di San Giobbe, dove Ardit aveva tirato i primi calci a un pallone - viene alla mente la tragica morte di Michele Rogliani, episodio che risale al 27 febbraio del 1985. Tante le similudini tra Ardit e Rogliani, tutti e due giocatori promettenti, che già in giovanissima età erano stati a un passo dall'entrare nel nel mondo del calcio che conta.
Michele Rogliani, dopo la trafila con il Canossa, veste le maglie di Mestrina e Padova, con i biancoscudati colleziona qualche presenza in C/1 nel 1979. Nella stagione successiva passa al Vicenza, esordendo in B sul campo della Pistoiese.
Sembra l'inizio di una parabola ascendente, invece comincia la fase calante: il Vicenza lo gira prima al Casale, poi al Monselice (serie C/2) nel 1982.
La sua carriera da professionista finisce in pratica qui, resta però la battaglia contro la droga. Per non cedere alla tentazione di bucarsi si fa legare a un termosifone della sua stanza di fondamenta San Giobbe. La volontà di chiudere con la «roba», però, viene spezzata da una tragica fatalità il 27 febbraio dell'85: nel cuore della notte, probabilmente per colpa di un mozzicone di sigaretta, divampano le fiamme nella sua camera, rivestita in legno e con due librerie piene di volumi. Non si riescono a trovare le chiavi, Rogliani resta intrappolato in una prigione di fuoco, i pompieri arrivano pochi minuti dopo che l'allarme è stato dato, spezzano la catena con un tronchese, ma - nonostante la corsa verso l'ospedale - Rogliani non ce la fa, decedendo poco minuti dopo l'intervento dei vigili del fuoco.
Un altro caso doloroso risale al maggio del 2005, protagonista stavolta Luca Todesco, ventisettenne promessa del tennis e studente di architettura.
Nella notte tra il 13 e 14 maggio Todesco viene trovato morto nei pressi del ponte dei Tre Archi a Venezia, sulla testa ben visibili le tracce di un colpo: con il passare delle ore, però, la Polizia si convince che il giovane sia rimasto vittima di un malore causato da un'overdose, ipotesi subito rigettata dalla sua famiglia.
Nemmeno la successiva autopsia riesce a determinare con certezza le causa della sua morte. Todesco era riuscito a entrare tra i primi 40 tennisti italiani, dopo aver iniziato con il Tennis Club Mestre era passato al Tc Padova, al momento del suo tragico decesso era tesserato con il club CàDel Moro di Venezia, sodalizio con il quale una settimana prima della morte aveva battuto l'At Verona in un torneo. Se da una parte c'è sempre stato lo sconcerto di chi conosceva bene Luca e aveva imparato ad apprezzarne le capacità tecniche, dall'altra nelle settimane successive una svolta nelle indagini portò all'arresto di un pusher veneziano, trentatreenne all'epoca dei fatti e residente in calle dei Fabbri, a due passi da piazza San Marco.
Dopo aver in un primo tempo deciso di non rispondere alle domande degli inquirenti, in un secondo tempo lo spacciatore decise di patteggiare una pena di 22 mesi, una svolta determinata anche dalla testimonianza di G.G., un amico di Luca, che aveva permesso agli investigatori di ricostruire le ultime ore di Todesco.
E ora lo sport nostrano piange una nuova vittima, Marco Ardit, stroncato a 42 anni da un'overdose.
(Maurizio Toso)