ARCHIVIO la Nuova Venezia dal 2003

Galan: «Montezemolo aiuta la sinistra»


 PADOVA. Il colpo del ko l’ha assestato nella battuta finale, quando il diritto di replica era scaduto. Un colpo pesantissimo, com’è nello stile del governatore Giancarlo Galan. Il bersaglio è Luca Cordero di Montezemolo, reo di «aver schierato Confindustria a sinistra».
 «Vorrei sapere cosa abbiamo avuto in cambio, quali vantaggi concreti ne sono derivati: forse questa finanziaria che ora contestate e che mi pare una grande fregatura?. A Vicenza nel marzo scorso ho visto gridare dal pubblico seduto in prima fila: ’’Berlusconi a casa’’. Sì, proprio così, lo giuro... Perché Montezemolo ha deciso di schierare Confindustria a sinistra come mai era successo dal dopoguerra? Ditemi perché»?
 Il j’accuse è finito. Da grande attore della politica, Galan si è tolto il sassolino dalla scarpa e Alberto Bombassei, il vicepresidente nazionale invitato alla tavola rotonda con Paolo Giaretta e Carlo Fratta Pasini, ha tentato di replicare con bon ton: «Confindustria resta autonoma dai partiti. In cambio abbiamo ottenuto il cuneo fiscale con 3 punti di taglio del costo del lavoro. Non era mai successo prima. Ora attendiamo il governo alla fase 2, con le vere riforme».
 Ma Padova non è Vicenza: qui non c’è la claque di Forza Italia a sostenere il Galan-Berlusconi pensiero. E nessuno borbotta quando il sottosegretario Paolo Giaretta difende una finanziaria impopolare. Perfetta neutralità bipartisan. Gli imprenditori, che hanno appena eletto Francesco Peghin alla guida di un’associazione con 1900 aziende iscritte, hanno le idee chiare. E se il giudizio sul governo Prodi è «decisamente nagativo», altrettanto pesante è la valutazione della giunta Galan: il Veneto soffre di un deficit di infrastrutture e al presidente della regione si chiede di esercitare la moral suasion per concertare lo sviluppo di utilities e società autostradali e di fare sistema con le fiere e gli aeroporti.
 Alla sua prima uscita pubblica, Francesco Peghin lancia un messaggio chiaro: il Veneto, che produce il 9,1% del Pil italiano e il 13,6 dell’export, deve ammainare la bandiera del localismo. I tempi sono cambiati, la fase di rottura degli anni Novanta va ora governata senza autarchie.
 Che ci fosse aria di resa dei conti tra Forza Italia e gli imprenditori, lo si è avvertito appena Galan si è chiuso in una saletta per un «chiarimento» con Andrea Riello: il presidente degli imprenditori veneti, qualche giorno fa, ha criticato con veemenza la giunta regionale, rea di aver praticato più tagli alle imprese del governo di Roma. «Dai 288 milioni di euro del 2000 siamo scesi agli 88 del 2006» ha detto Riello.
 E Galan ha replicato: «Confindustria veneta non sa leggere i documenti, i trasferimenti alle imprese sono costanti ma io non aumenterò le tasse ai veneti per dare maggiori contributi alle aziende». Colpi di fioretto, diventati vere sciabolate nel dibattito. Ma questo Veneto per crescere riuscirà a fare sistema con le autostrade, le fiere e le utilities?
 Galan non ha dubbi. «Non vorrei che si facesse confusione. Non siamo la Lombardia che a Milano ha accentrato tutte le funzioni, noi abbiamo 5 città che si equivalgono. Certo, se parliamo di autostrade mi trovo d’accordo con il ministro Di Pietro e non con gli enti locali in materia di rinnovo delle concessioni. Sapete quante società ha generato la Serenissima? 16, a partire da Serenissima Costruzioni che partecipa agli appalti. E 18 ne ha generato Aps-Acegas: tutte aziende che fanno concorrenza ai privati», ha detto Galan.
 E se per Alberto Bombassei il costo della politica in Italia non ha eguali in nessun paese d’Europa e il groviglio di enti e funzioni amministrative rischia di bloccare ogni decisione per i veti incrociati, Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare di Verona e Novara ha messo l’accento sulla «questione settentrionale»: «Purtroppo è vero: la politica non sa cogliere le vere esigenze del Nordest, dell’area con il maggior tasso di sviluppo e di innovazione d’Europa. Spiace ammetterlo ma il Veneto si sente incompreso a Roma».
 A chi se non a Paolo Giaretta il compito di tentare una difficile mediazione?
 «Il vero pericolo è la doppia velocità tra economia e politica: le imprese rapidissime ad innovare, il governo troppo lento nelle decisioni. Ma sono convinto che la buona politica saprà stringere un patto la borghesia produttiva, consapevole che la mission si tutela con un programma condiviso e una vera cabina di regia. La privatizzazione di Alitalia sarà un ottimo banco di prova e subito dopo procederemo alla liberalizzazione del mercato del gas. La strada da seguire? E’ la stessa utilizzata per Enel e Terna.
 «La dismissione di Snam Rete Gas è una necessità perché prevista da una direttiva europea. E’ giusto e stiamo lavorando perché ci sia una reciprocità con i concorrenti europei», ha spiegato Giaretta. «In Italia abbiamo una grande impresa, l’Eni, che oggi non solo ha il controllo del gas in entrata, ma anche il controllo della rete distributiva, su cui deve marciare anche il gas dei suoi concorrenti. L’obiettivo è di arrivare ad una terzietà della rete, com’è avvenuto con Terna».
 Le liberalizzazioni nuova spinta dell’economia: Unindustria Padova volta pagina con un messaggio coraggioso. Non basta produrre, anche la politica deve reggere la sfida. E se Galan è convinto che dal maggioritario non si può tornare indietro, Giaretta ribatte senza polemiche che l’Italia spaccata a metà come una mela può essere governata solo con maggioranze trasversali molto ampie. Non solo in economia, ma in materia di federalismo fiscale, senza dimenticare che le autostrade partecipate dagli enti locali a Padova hanno realizzato le tangenziali, mentre l’Iri i soldi li ha portati a Roma e Benetton nelle holding del gruppo. Lo «statalismo» buono non si smantella.
- Albino Salmaso