ARCHIVIO la Nuova Venezia dal 2003

Maestro Benigni a casa Berlusconi


«Èla prima volta che sono a Canale 5, a casa di Berlusconi. Silvio, dov’è? Non è in casa? Ma come, vengo a casa tua e non ti fai trovare? Arriva un ospite e non c’è neanche un caffè...». Roberto Benigni entra saltellando nello studio del “Senso della vita” di Paolo Bonolis, sulle note del film Pinocchio, si sbraccia, suda, recita da par suo il canto V dell’Inferno di Dante, improvvisa due ottave in rima per Prodi e Berlusconi e regala al pubblico, ieri sera su Canale 5 in seconda serata, una cavalcata tra i ricordi della sua infanzia e delle persone che hanno segnato la sua vita, dai genitori alla moglie Nicoletta Braschi, da Fellini a Troisi e Totò, da Papa Wojtyla al presidente Ciampi. Lo spunto della fotointervista - un’ora e un quarto interrotte dalla pubblicità una sola volta - sono, come sempre, le immagini. La prima è un campo di terra: «Sono un uomo di terra», esordisce l’attore-regista rivolto a Bonolis che lo chiama “maestro”. «Il mì babbo e la mì mamma sono due contadini, di quelli mitici, sono come dù zolle...». Ecco i genitori, Gigi e Isolina: «In guerra il babbo finì prigioniero in Germania - racconta Benigni - e quando tornò, raggiunse la mamma che stava nei campi a spigolare. Lei, che lo aveva creduto morto, ebbe un mancamento, e anche lui svenne e andò in coma. Mia madre portò quattro anatroccoli bianchi alla madonna di Castiglione, e dopo quattro giorni mio padre uscì dal coma». Poi Vergaio, il paese toscano dove l’attore è cresciuto: «C’erano seicento abitanti, tutti di sinistra: alle elezioni 520 votavano per il Pci, 50 per il Psi, poi qualche democratico cristiano e un liberale. Erano tutti partigiani, alla Pertini, di quelli che ti cantano la Resistenza». E’ lì che si passava il tempo intonando ottavine e Benigni ne improvvisa subito - per par condicio - una per Berlusconi e l’altra per Prodi. Questo il testo: «Son Silvio Berlusconi, io sono la stella/ votatemi e un miracol vi aspetta/ io vi porto ogni cosa questa e quella/ ville soldi e chi più ne ha più ne metta/ Prodi vi porta un pò di mortadella/ e ve la porta con la bicicletta/votatemi che io son Gesù Bambino/votate e vi trasformo l’acqua in vino». «Di perdere ormai è il tuo destino/ son Prodi o Silvio e scusami se insisto/ siamo tutti senza il becco di un quattrino/ hai ridotto l’Italia un fritto misto/ so che vuoi trasformare l’acqua in vino/ e che ti paragoni a Gesù Cristo/ ma il tuo governo sperpera e scialacqua/ mi sa che tu trasformi il vino in acqua».
 Immancabile Benigni con Berlinguer in braccio: «Era tutto piccinino, così leggero che stavo per buttarlo in aria...». Anni dopo, in un ristorante di Alghero, il segretario del Pci lo ringraziò: «“Mi ha fatto tornare bambino”, mi disse». Per un attimo, come in un flash, passa l’immagine di Berlusconi: accadrà altre due volte nel corso della carrellata di foto. «Era uno scherzo e Benigni lo ha preso in allegria», spiega Bonolis. Il volto del regista Jim Jarmush («Per il film Daunbailo mi portò in Louisiana, nelle paludi con i coccodrilli») precede quello di Nicoletta Braschi: «Ci vorrebbero i raggi X per vedere come tutti i miei organi si muovono», esclama Benigni quasi guizzando fuori dall’abito di velluto nero. «Quando la vidi al saggio dell’Accademia di arte drammatica, vidi una fragilissima maestà: le maestà sono delicate e vanno custodite bene. Dice il poeta: “Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra”». Ecco Benigni che abbraccia Fellini: «Creava sogni per gli uomini svegli». Poi Totò: «Era un grande perchè dietro c’aveva la morte: se lo spostavi, ci trovavi cinquanta morti di fame di Napoli, tutti gli scheletri del mondo...». Un fotogramma dell’Ultimo del Paradiso (13 milioni di spettatori a dicembre 2002 su Raiuno), poi la shoah: «Non si può scegliere il nostro destino ma non c’è nel mondo nessun potere che possa trionfare sulla nostra vitalità e sul nostro amore».
 Divertente e toccante il ricordo dell’incontro con Papa Giovanni Paolo II, che fece richiamare Benigni dagli Usa per vedere con lui La vita è bella: «Quel Wojtylaccio mi fece ’sto regalo... Era gennaio, pioveva, dentro una chiesa con decine di suore polacche, bellissime... Mi insegnarono una frase in polacco che dissi al Papa e lui mi cominciò a parlare in polacco per tutta la sera... Poi rise, si commosse. Per prima cosa mi chiese: “Dov’è la moglie?”. E io: “Santità, aveva un’allergia ed è rimasta in America. I medici hanno detto: non può tornare in Italia neanche se lo volesse il Papa”. E lui si schiantò dal ridere». Poi l’incontro con Ciampi: «Lo farei santo... Quando è stato ministro, governatore della Banca d’Italia, presidente del Consiglio ha dato l’esempio di come si fa, peccato che è stato seguito poco. Una volta incontrò il mio babbo e si misero a parlare della guerra: erano stati entrambi a Skutari, in Albania. Ciampi gli disse: “Io ero ufficiale”. E il mio babbo: “E io l’aiutante di quello che puliva i cavalli”. Si incontrarono così il primo e l’ultimo del mondo». Ecco Troisi sulle spalle di Benigni nel film Non ci resta che piangere («Aveva il senso della fine e lo trasmetteva agli altri»), l’Annunciazione di Filippino Lippi («Con il culto della Madonna è nata la pietà, l’amore e tutti i sentimenti del mondo»), Virgilio e Dante sullo Stige nell’illustrazione dell’ottavo canto dell’Inferno («La Divina Commedia è la cosa più scandalosamente bella che sia stata scritta da un uomo», dice Benigni), Sabrina Ferilli nuda su un calendario («E che è? Il ministero della Sanità, una cornucopia di bellezza...»). Infine Benigni che stringe l’Oscar e il suo certificato di battesimo: «Il senso della vita? Se pure si pensa che ce n’è un’altra, non bisogna dimenticare che intanto c’è questa... Il senso dolce della vita è che bisogna voler bene alla vita». Poi Benigni accenna ad andarsene, e Bonolis lo porta via prendendolo in braccio.
- Angela Majoli