Pavia-Genoa rinviata su ordine del Tar

PAVIA.Nel braccio di ferro tra il prefetto di Pavia, Vincenzo Macri, da una parte, e il Pavia Calcio dall'altra, hanno vinto le istituzioni: il Tar della Lombardia ieri ha decretato che per motivi di ordine pubblico lo stadio «Fortunati» non sarà disponibile domani per la partita di campionato Pavia-Genoa (serie C/1, girone A). La Lega di serie C ha dovuto chinare il capo e il presidente Mario Macalli ha rinviato la gara a data da destinarsi. Nelle scorse settimane il prefetto Macri temendo disordini fra le due tifoserie con una ordinanza aveva vietato l'uso dello stadio in occasione di Pavia-Genoa. La società di calcio era però ricorsa al Tar, il quale il 9 febbraio aveva dato ragione al Pavia con un provvedimento provvisorio, fissando l'udienza definitiva per il 28 febbraio. Quindi dopo la partita. Proprio per questo l'Avvocatura dello Stato aveva richiesto di anticipare la camera di consiglio e ieri è cosi arrivata la decisione che ha reso indisponibile lo stadio.
La Lega di C ha dovuto chinare il capo allo stop imposto dal Tar. «Per me Pavia-Genoa non era una partita a rischio bensi tranquilla - ha però protestato il presidente Macalli -. Ho dovuto rinviarla per via di certe disposizioni ma fosse dipeso da me non l'avrei fatto». Ed ha continuato: «Per me Pavia-Genoa non avrebbe creato problemi, sono 45 anni che le due squadre non si affrontano, tra le tifoserie non ci sono ruggini. Invece è stata classificata partita di massimo rischio. Ho parlato con il presidente del Pavia e in quella città si sentono criminalizzati. Non è una cosa bella».
Intanto, per parlare e spiegare la vicenda a breve riunirà il Consiglio di Lega: «Spero di farlo entro la prossima settimana, è giusto che tutte le componenti conoscano il caso a fondo. Per poi decidere il da farsi». Non è esclusa una sospensione di tutti i campionati di C/1 e C/2, come Macalli aveva anticipato al quotidiano La Provincia Pavese. «E' un'ipotesi possibile - ha ammesso ieri il presidente della Lega di C - ma non sarebbe una protesta verso l'istituzione calcio, bensi contro quelle esterne, statali, per l'eccessiva e in questo caso ingiustificata interferenza».