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Scatta il taglio degli alberi in viale Garibaldi

 I 17 tigli malati di viale Garibaldi, che rischiano di cadere, saranno abbattuti per motivi di pubblica incolumità a cominciare dalla settimana prossima. «All’inizio della settimana prossima, invieremo una comunicazione a Vesta e allora potrà partire l’intervento», ha annunciato il presidente della commissione Ambiente della Municipalità di Mestre centro Graziano Cassaro, ieri alla fine della riunione sui tigli al Municipio di via Palazzo, durata dalle 17.30 alle 20. Però si apre un altro fronte di preoccupazione per altri 32 tigli di viale Garibaldi, il cui grado di rischi di caduta comincia ad avvicinarsi, a quello dei 17 già condannati, secondo le spiegazioni del dottore forestale Paolo Pietrobon, consulente di Vesta.
 Sulla necessità di abbattere i 17 tigli, l’assessore all’Ambiente Laura Fincato non ha avuto esitazioni: «C’è chi chiede di fermare l’orologio degli abbattimenti, lo faccio solo se qualcun altro se ne assume la responsabilità». Così, ieri, davanti a 50 cittadini si è tenuta l’assemblea, che è stata convocata in fretta e furia dalla Municipalità, dopo che era insorto il comitato di viale Garibaldi, avendo appreso dal nostro giornale dell’abbattimento degli alberi. Il tecnico forestale ha fatto una lunga dissertazione sulla grave situazione dei 17 tigli da abbattere. Ha spiegato che gli alberi rientrano nella fascia di rischio caduta D, la più grave, perché minati pesantemente dai carpofori, dei funghi, che hanno creato pesanti cavità nei tronchi, ora instabili. Alcuni di questi tigli sono stati sottoposti 10 anni fa a cure un tempo considerate ottimali e oggi viste come misure killer. Infatti, un tempo quando un albero cominciava ad essere cavo, i tecnici lo svuotavano privandolo anche di tessuti non malati e riempivano i buchi col cemento. «Oggi nessun forestale - ha affermato Pietrobon - penserebbe di utilizzare trattamenti del genere ma un tempo purtroppo le conoscienze scientifiche erano diverse». Il tecnico del verde però ha fatto capire che i tigli si sono ridotti a quel modo anche perché gli interventi (la realizzazione di marciapiedi, che costringono in gabbia le radici o scavi che possono aver minato gli apparati radicali) che nei decenni sono stati realizzati intorno ai tigli, alcuni dei quali quasi secolari, ne avrebbero minato lo stato di salute. «Perché non è stato fatto qualcosa per salvare i 17 tigli, prima che la situazione si aggravasse?», ha chiesto Benedetta Luppi del comitato. Per Davide Scano dei Verdi, il fatto che i 17 abbattimenti stessero per partire senza un confronto pubblico, ha rappresentato una violazione del regolamento comunale del verde. Valentina Pietropolli del comitato di viale Garibaldi, invece, ha chiesto che siano curati i 32 tigli, che cominciano ad essere instabili e che si instauri un protocollo tra Lavori pubblici e Verde, per evitare che interventi di marciapiedi e fognature in futuro uccidano alberi.

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