19 novembre 2005 —
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sezione: Economia
VENEZIA Strano settore quello dei trasporti e delle privatizzazioni. Sembra fatto apposta per fare e disfare amicizie e cordate. Basta guardare quello che sta accadendo intorno alla guerra, in corso, degli aeroporti e quella, ormai chiusa, della gestione delle stazioni.
Nel breve giro di pochi anni, il mondo finanziario ha visto ribaltoni clamorosi e rovesciamenti di alleanze improvvisi: i Benetton, alleati oggi della famiglia Romiti nella gestione degli Aeroporti di Roma, solo pochi anni fa si erano presentati allasta per conquistare la stessa Adr in concorrenza con i Romiti stessi, avendo come alleato, invece, Caltagirone, con il quale si affrontano oggi in Tribunale per il controllo del Gazzettino. I Romiti, allora, vinsero e Benetton rinunciò al disegno di costruire, sulla base delle allora supposte (e auspicate) privatizzazioni, un asse Roma-Milano negli aeroporti e si mise in caccia di altre opportunità finendo per portare nel suo carniere, gli scali di Torino e Firenze.
IL MARCO POLO CONTESO. Anche sullAeroporto di Venezia, scalo strategico per il Nordest e quasi roba di casa per un gruppo che ha radici nel Veneto, ci fu un bello scontro. Quando nel 1999 lImi San Paolo mise in vendita la sua partecipazione del 20% nel Marco Polo ci fu chi temette larrivo dei romani di Adr o degli inglesi della Baa. Il Comune appoggiò la cordata di imprenditori veneti che si presentarono per conquistarlo. Invano Massimo Cacciari, anche allora sindaco, e Gianni Pellicani allora presidente dellaeroporto, chiesero a Gilberto Benetton di entrare. Non ci fu nulla da fare. Gilberto corse da solo, di quel gruppo non voleva sentir parlare. Lofferta Benetton fu inferiore e perse. Laeroporto fu conquistato da altri veneti (Bastianello, Stefanel, Permasteelisa, Beggio in alleanza con Generali e Antoneneta). Enrico Marchi, che era già presente nellazionariato conquistò piano piano le altre quote della cordata, ne divenne il principale perno tra i privati, in alleanza con il presidente della Regione Giancarlo Galan. I rapporti tra lui e Ponzano furono congelati e nessuno sentì più parlare di Benetton negli aeroporti del Veneto e tantomeno in quello di Treviso, a due passi da casa loro, che venne conquistato da Save.
Per giunta poco dopo un altro bello scontro si verificò nella gara che le Ferrovie avviarono per vendere le Stazioni: anche qui Marchi mise la sua bandiera sulle medie stazioni, battendo una cordata composta da Fiat, Benetton (o meglio Autogrill) e Ligresti. Benetton conquistò una partecipazione di rilievo nelle Grandi Stazioni, in alleanza, ancora, con Caltagirone e in guerra, guarda un po, con Impregilo (oggi finita sotto il suo controllo) e San Paolo Imi.
Già a raccontarla così è un bel ginepraio, a paragone del quale il confronto a distanza che si è verificato in questi giorni tra Benetton e Marchi, appare una roba da educande. Se poi alle alleanze che si fanno e si disfano naturalmente, di fronte ai business ci si mettono anche le storie di affari in comune finiti male, allora i guai aumentano e lo scontro comincia a somigliare ad una delle tante dinasty venete cui si è assistito in questi anni.
GLI ANNI DELLAMICIZIA. Già perchè allinizio, a metà anni Ottanta, era alleanza, o quasi, tra casa Marchi e casa Benetton. Il padre di Marchi, rappresentante storico della vecchia Lanerossi aveva rapporti da lunga data con Ponzano. E presentò il figlio Enrico, allora giovane finanziere in crescita con il suo amico Andrea De Vido, alla Benetton di allora che andava costruendo intorno al leasing e al factoring parte della sua riorganizzazione produttiva e finanziaria e delle sue fortune. Per un qualche tempo le società si intrecciarono, proprio intorno al leasing, poi Gilberto decise di disfarsene. Vendette tutto, società comprese e Marchi se la prese a male. Per un qualche tempo rimasero soci nella Fin.it ma poi la già fragilissima alleanza si ruppe sullonda di operazioni non condivise. E malamente. Da allora i rapporti rimasero solo formali e alle guerre per la conquista di posizioni negli aeroporti e nelle stazioni, si unirono anche vecchie ruggini e una latente diffidenza politica che ha visto Marchi e i suoi conquistare laeroporto in alleanza stretta con Galan e Benetton su altra sponda.
IL RUOLO DELLA BORSA. Gli affari, però,sono affari, come si vede solo a prendere i nomi delle cordate che si sono confrontati in questi anni. E agli affari, più che alle amicizie e alle ruggini antiche, sembra ancora credere la Borsa che stranamente, difronte alla sconfitta di Marchi, continua giorno dopo giorno a registrare un aumento delle quotazioni di Save. Conviene così guardare dentro alle radici del business.
Dai tempi della gara per la conquista, mancata, di Adr i Benetton e il loro stratega, Gianni Mion, hanno in mente di costruire, privatizzazione dopo privatizzazione, quella che hanno definito la multinazionale dei servizi per la gente in movimento. E unazienda neanche tanto immaginaria perchè ha un mercato potenziale di decine di milioni di consumatori che hanno bisogno di tutto: dall infrastruttura vera e propria - strade, autostrade, aeroporti, stazioni - ai servizi che essa deve fornire dal mangiare a fare affari, dal dormire al divertirsi e fare shopping. Laffare è garantito non solo perchè parte di queste infrastrutture sono in monopolio, ma anche perchè a fronte di investimenti gravosi necessari a potenziarle, sono generatori di una cassa sicura e di profitti altrettanto sicuri che derivano dai business commerciali di sicuro successo quando vi passano davanti milioni di persone. Perno si questa strategia non è stata solo la conquista di Autostrade ma la costruzione tenace del successo di Autogrill che oggi ha i più bei marchi del fast food ed è prima nel mondo nel settore della ristorazione.
LO SCONTRO PER LE PISTE. Negli Aeroporti la guerra si è aperta da tempo per la conquista di posizioni e la costruzione di una rete di solide alleanze che spinga i passeggeri a transitarvi, produca sinergie negli investimenti necessari a svilupparli, generi profitti da licenze commerciali che oggi coprono il 50% dei guadagni di una società aeroportuale. Marchi vi è entrato di prepotenza con la Save che ha una posizione strategica per il traffico che va verso lest Europa e anche lui con la costruzione di una società si servizi società, la Airport Elite, che serve non solo i passeggeri del Marco Polo ma anche queli di altri 17 scali e delle medie stazioni che ha sotto controllo. Non si sa che cosa prevarrà nel futuro dei due nemici dun tempo: se le vecchie ruggini, le inimicizie politiche, la guerra del panino o del negozio, o la forza oggettiva che genererebbe uneventuale alleanza che ne farebbe un grosso operatore italiano e un polo di attrazione per altri.
La partita è aperta. E nel frattempo a mischiare le carte è sceso in campo un giocatore imprevsito che rischia di fare tutti perdenti: con il decreto sui requisiti di sistema molti aeroporti rischiano di non fare più investimenti, alcuni di chiudere. Chissà se i due nemici si coalizzeranno per cambiarlo.