Illy: «Hanno cambiato idea Scampato pericolo per Galan»


di Giovanni Cagnassi
SAN MICHELE.«Va, ovviamente, rispettata la volontà della maggioranza dei cittadini che si è espressa, in maniera implicita o esplicità, a favore della permanenza di San Michele in Veneto». Lo ha detto il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy. «Evidentemente - ha spiegato Illy - una battaglia così lunga ha portato pian pianino i cittadini, che pure si erano già espressi nel 1991, a cambiare idea. «Non posso che felicitarmi con il collega - ha concluso riferendosi a Galan in toni ironico - per lo scampato pericolo, da parte sua».
«Siamo come la Francia, dove il no ai referendum per l'Europa arriva proprio da chi l' Europa l'ha fondata». Il parallelismo un po' audace è del sindaco di San Michele, Sergio Bornancin. «Il mio commento - prosegue - non può che essere positivo. La gente ha scoperto finalmente San Michele e Bibione che adesso, almeno, troveranno sulla cartina geografica. Io credo che sul risultato abbia pesato la disaffezione dei giovani alla politica e alle istituzioni. 25 anni fa c'era stato il primo passo con la delibera che parlò di passaggio al Friuli. Poi evidentemente le generazioni si sono perse, i giovani non hanno partecipato ai dibattiti, si sono allontanati dalla politica. Credo che nessuno possa cantare vittoria». Ma Bornancin non era parso indifferente al sentimento di «friulanità» dei cittadini di San Michele. Anche se ora nega. «Noi non abbiamo voluto interferire - spiega - e volevamo far parlare solo la gente». C'è chi, come il consigliere regionale di An Moreno Teso, provoca: «Quanto è costato questo referendum?», grida dall'atrio.
Ad attaccare Bornancin scende in campo l'assessore regionale Renato Chisso: «Nonostante la campagna non solo pro-Friuli, ma soprattutto anti-Veneto, promossa dal sindaco Bornancin e da molti esponenti della sua giunta - dichiara - la maggioranza dei cittadini di San Michele non si è lasciata tentare dalle lusinghe separatiste presentate da Illy. Questo è un monito preciso per chi in questi anni ha parlato di spinte separatiste per criticare la scarsa attenzione della Regione. Ne esce una immagine solida della nostra regione, in cui la stabilità economica è una realtà concreta, che non ha bisogno di assistenzialismo, come accade nelle regioni circostanti del Friuli e del Trentino Alto Adige».
Il presidente della Provincia di Venezia, Davide Zoggia, è euforico. La sua costa veneziana, marchio turistico sul trampolino di lancio, è salva: Bibione resterà in Veneto. «Così - commenta a caldo - continueremo ad avere un sistema turistico unico e ininterrotto da Sottomarina fino a Bibione. L'esito del referendum non ci farà dimenticare la friulanità di quelle terre, né diminuirà il nostro attaccamento. Anzi, lavoreremo assieme a Riccardo Illy in questo senso. Ma ora il nostro obiettivo è di integrare il più possibile Bibione e San Michele alla provincia veneziana. E questo si può fare con strumenti legislativi come la legge 16 per il Veneto Orientale. La Conferenza dei sindaci e i vari assessori devono impegnarsi per raggiungere l'obiettivo. Poi dobbiamo lavorare, anche con Illy, per consentire ai cittadini di San Michele di ottenere il rilascio di un certificato anche nel Comune di Latisana, ad esempio, senza costringerli a lunghi tragitti fino a Venezia». Esulta anche Roberto Soncin, coordinatore del movimento per la provincia del Veneto Orientale. Ma dal bar di fronte al municipio il barista, davanti ad una fila di ottimo vino, rigorosamente friulano Doc, commenta sotto i baffi: «Speriamo che da domani non se ne vadano via tutti».