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primavera prossima per il rinnovo del Consiglio Comunale e l'elezione di un nuovo sindaco, dopo che Paolo Costa ha scelto il seggio di eurodeputato.
Il centrosinistra, che da anni amministra la città, ha buone possibilità di essere riconfermato, con buona pace del presidente Galan che invece dovrà impegnarsi allo spasimo nel tentativo di conquistare per la terza volta la guida della Regione Veneto. La mancanza di una credibile alternativa di destra al governo della città non deve però indurre i rappresentanti del centrosinistra a ritenere che l'unico problema sia quello di individuare un buon candidato sindaco.
La sfida implicita nel governo di una metropoli che stringe nei suoi confini realtà complesse come Venezia, Mestre, Marghera non consente di accontentarsi di uno stanco consenso, ma deve poggiare su una convinta adesione degli elettori ad un programma all'altezza della situazione, condiviso fino in fondo dalle forze politiche che lo sottoscrivono e portato avanti da un sindaco che ne sarà il «garante» giorno dopo giorno davanti ai cittadini.
Su molte questioni l'accordo è solido, perché deriva da una ormai consolidata esperienza comune.
Su alcuni temi cruciali - come le «grandi opere» programmate o in corso di attuazione - il confronto invece è ancora aperto all'interno del centrosinistra. I criteri per definire la loro validità devono essere rapportati all'idea complessiva che si ha di Venezia-Mestre e alla scala di priorità che conduce alla realizzazione di quell'idea di città. Una scala di priorità stabilita non dalla spinta di interessi particolari, ma in sintonia con i bisogni reali della comunità nel nome dell'utilità sociale delle opere e del rapporto costi-benefici. Evitiamo dunque sin d'ora la vecchia contrapposizione, che ha incendiato passate stagioni politiche, tra i fautori di un'idea unica di modernità e i sostenitori dell'intoccabilità di Venezia.
Facciamo alcuni esempi.
La sublagunare.
Prima che si apra un'altra battaglia campale, che rischia di lasciare tutto come prima, sarebbe utile chiederci chi saranno gli utenti della linea sotterranea tra Tessera e Fondamenta Nuove. E' stato calcolato che servono almeno 70 mila passeggeri al giorno per assicurare l'equilibrio finanziario della gestione. Saranno i pendolari della terraferma che, per arrivare a Venezia, invece dell'autobus, del tram, della metropolitana ferroviaria o dell'auto preferiranno andare fino a Tessera per prendere la sublagunare? O saranno i turisti, magari provenienti dalla Cina, che si aggiungeranno ai 40-50 mila che già ora arrivano al Tronchetto? Sarebbe opportuno che i responsabili politici del progetto chiarissero questi elementi preliminari per giustificare o meno la sostenibilità dell'opera.
Il nuovo ospedale.
A Zelarino sta sorgendo una «grande opera» la cui utilità sociale è fuori discussione. Ci si potrebbe lamentare che si arriva tardi a dotare l'area veneziana di una moderna ed efficiente struttura sanitaria e ospedaliera, se penso che il Comune ha acquistato il terreno 15 anni fa! Dobbiamo ora preoccuparci che quando l'ospedale sarà pronto ci possano arrivare tempestivamente le autoambulanze e sia agevolmente raggiungibile dai cittadini, e che la realizzazione in project-financing proceda nel migliore dei modi, visto che il 50% dei costi è a carico dei privati e una parte considerevole del finanziamento pubblico deriva dalla alienazione dell'attuale Umberto I.
Il nuovo stadio di Tessera.
Anche questa è un'opera condivisibile e da molto tempo attesa. Il problema sta nelle insidie della fattibilità finanziaria. Infatti, si è passati da Zamparini che si pagava da solo lo stadio in cambio di una congrua superficie da adibire a centro commerciale, al totale finanziamento pubblico dell'opera, tramite i fondi del Casinò e una valorizzazione urbanistica delle aree acquistate dall'Immobiliare del Comune. Forse un tentativo ulteriore nella ricerca dei partners privati andrebbe fatto, visto che l'ospedale di Zelarino, opera utile per tutti i cittadini del Comune, viene costruito con il concorso dei privati, mentre lo stadio sarebbe interamente a carico della collettività.
La nuova aerostazione Marco Polo.
I benefici di questa grande opera sono sotto gli occhi di tutti. La preoccupazione verte sul contenzioso durissimo tra l'attuale direzione aeroportuale e gli Enti Locali che legittimamente difendono le loro prerogative di interesse pubblico, a cui invece è venuta meno la Regione attraverso la sua finanziaria Veneto Sviluppo.
Lo spostamento della Stazione Marittima e il Mose.
La mia proposta nasce dall'ormai evidente incompatibilità del transito delle grandi navi da crociera con la morfologia, il contesto architettonico e le condizioni di sicurezza del bacino di San Marco e del canale della Giudecca. Questo equilibrio fragilissimo sollecita una nuova organizzazione della portualità attraverso lo spostamento della Stazione Marittima in prossimità della bocca di Lido. Il conseguente sensibile innalzamento dei fondali porterebbe a una significativa riduzione dei livelli di marea. Si tratta di un intervento sicuramente più innovativo e meno costoso rispetto ad un'opera ideata più di trent'anni fa, e che risponde ai requisiti di utilità ed economicità indicati poco sopra.
L'alternativa è rassegnarsi al Mose, cercando solo di renderlo esteticamente più accettabile.

Cesare De Piccoli