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Turismo, economia, residenza Il futuro di Venezia parla cinese


 Parla cinese il futuro del turismo veneziano, dopo che negli ultimi anni, effetto euro, incubi post 11 settembre, crolli di Borsa, caro-prezzi hanno decurtato conti in banca e voglia di vacanza delle famiglie europee e americane, abbattendosi con la mannaia di un meno 30 % sugli incassi 2004 di albergatori, esercenti, commercianti, artigiani, tour-operator. E non si tratta di una prospettiva lontana: a settembre, infatti, entra in vigore l’accordo stipulato tra Unione europea e Cina che abolisce i visti turistici, liberalizzando le uscite dal paese. Tradotto in numeri - secondo le stime dei tour operator - significa il potenziale arrivo in Italia di 80 milioni di nuovi turisti: considerando che con Roma, Firenze, Pisa, Venezia è tra le mete più sognate dal nuovo viaggiatore con gli occhi a mandorla, anche la città si sta dando da fare per accogliere questi nuovi visitatori. D’altra parte, che il cuore turistico pulsi ad Oriente è una tendenza degli ultimi due anni: già nel 2002 - ha appurato uno studio del Coses - mentre i turisti svizzeri erano scesi del 10 %, del 6 % gli austriaci, del 9 % i tedeschi, del 2 gli americani, i giapponesi hanno ripreso a tornare in laguna (+ 20 %) e gli arrivi di cinesi sono addirittura levitati del 44 %, passando da 76 mila a 109 mila. Una tendenza che non è certo passata inosservata agli albergatori, che si stanno già attrezzando: ogni ospitalità ha le sue regole. Così - come raccomanda «Le rotte dell’Oriente», studio commissionato dall’Ava allo studioso Giovanni Savini - dalle stanze riservate ai visitatori orientali sarà bandito il giallo (colore dei vili), il numero 4 (sfortuna suprema), il 9 (combinazione nefasta), sarà meglio non mettere in imbarazzo l’ospite proponendogli un «cin cin» (che suona come il nomignolo affibbiato al pene).
 «Credo che in una prima fase, saranno i nostri associati di Mestre e della Riviera a beneficiare di questa nuova ondata turistica in arrivo dalla Cina», osserva Claudio Scarpa, direttore dell’Associazione veneziana albergatori, «perché questo non è un turista particolarmente ricco, si muove in gruppo, anche se certamente la sua presenza avrà ricadute positive per tutta la città storica».
 In autunno, Ava e Associazione Artigiani hanno già appuntato in agenda un importante viaggio a Shangai, in occasione della Borsa del turismo, «scortati» dal deputato ds Michele Vianello, che ha stretto legami con il governo della ricca provincia cinese, e che farà a tutti da cicerone-ambasciatore.
 D’altra parte, la Cina è di casa a Venezia, dove oramai per alcuni immigrati siamo oramai alla seconda generazione di residenti cino-veneziani. Come è sotto gli occhi di chiunque cammini tra le vie del centro, ristoranti, bar, negozi di pelletterie sono l’investimento prediletto: oggi, una trentina delle 900 aziende iscritte all’Associazione esercenti veneziana parlano cinese. Già, ma come parla quello che gli economisti - in particolare un recente studio della Goldman Sachs - indicano come il paese che nel 2050 avrà superato gli Usa come potenza economica e i cui abitanti saranno secondi solo agli americani per reddito procapite? Con gli attuali ritmi di crescita da Ferrari è la Cina uno degli stati di riferimento a livello economico mondiale: farci affari è anche un fatto di lingua. Se ne sono accorti in molti e anche l’università di Ca’ Foscari si è adeguata, potenziando i corsi di cinese per i propri studenti e gli esterni, sull’onda di una domanda che si fa sempre più pressante dal fronte degli operatori commerciali, turistici, dell’impresa. In programma da settembre corsi accelerati di cinese e giapponese, per principianti o livelli più avanzati, con insegnanti di madrelingua e certificato finale (costo 350 euro). Intanto, a settembre arriveranno in città 80 giovani cinesi che, per tre anni, seguiranno le lezioni alberghiere del Barbarigo, ospiti del convitto Foscarini.
- Roberta De Rossi