10 settembre 2003 —
pagina 11
sezione: Economia
PADOVA. Prima volta in passivo per banca Antonveneta. Il consiglio di amministrazione della banca ha approvato ieri un bilancio semestrale improntato al rigore, chiuso con una perdita consolidata di 166 milioni di euro, a fronte dellutile di 80,4 milioni riscontrato al 30 giugno 2002. Il board dellistituto ha pure approvato allunanimità piano industriale e ricapitalizzazione.
Il risultato, si legge in una nota, «riflette sostanzialmente leffetto delle rettifiche nette di valore su crediti e accantonamenti a fondi rischi e oneri per complessivi 606,4 milioni, a seguito di una rigorosa politica di aumento delle coperture dei crediti, in particolare delle sofferenze, degli incagli e dei crediti in bonis». E probabile che tale politica di rigore ripercuota i propri effetti anche sui dati del bilancio 2003, che quindi chiuderebbe pur esso in passivo.
Fin qua la parte segnata di rosso. Ma i vertici della banca tendono pure a sottolineare che «i risultati economici consolidati confermano un ulteriore miglioramento della gestione ordinaria». Al riguardo emerge che il margine dinteresse è salito a 693 milioni di euro (+11%), il margine servizi a 387 milioni di euro (+24,7%), il margine di intermediazione a 1.093,6 milioni di euro (+4% escludendo leffetto delloperazione Olivetti-Bell-Telecom), il risultato di gestione a 525,8 milioni di euro (+6,5% escludendo leffetto delloperazione Bell). In pari tempo le spese amministrative sono cresciute dell1,9% a quota 567,8 milioni di euro, per cui il rapporto cost/income è sceso al 63,7% dal 64,9% del primo semestre 2002. Quanto al bilancio individuale della capogruppo, il margine gestione denaro è aumentato dell11,3%, il margine servizi del 18,2%, il margine di intermediazione del 13,3% e il rapporto cost/income è sceso al 63,7% dal 68,4% del primo semestre 2002.
In questo insieme di numeri i vertici di Antonveneta leggono e tendono a indicare la solidità del gruppo presieduto da Antonio Ceola. Ma rimane evidente la dura operazione di pulizia imposta dallamministratore delegato Piero Luigi Montani rispetto a una massa assai rilevante di sofferenze e di crediti incagliati. Pesanti eredità della campagna acquisti svolta da Antonveneta negli ultimi anni, in modo particolare zavorre presenti nei conti della Banca nazionale dellagricoltura acquistata nel 99 dal Banco di Roma.
Loperazione pulizia è la prima metà del lavoro di riordino dei conti di Antonveneta. La seconda fase ha a che fare con lirrobustimento dei parametri patrimoniali. Qui viene in causa la ricapitalizzazione dellistituto. Il board presieduto da Ceola ha deliberato ieri di convocare lassemblea straordinaria dei soci per il 16 ottobre prossimo per conferire delega al consiglio di amministrazione di aumentare il capitale sociale, entro tre anni dalla data della deliberazione, per un importo massimo - comprensivo di sovrapprezzo - di 650 milioni di euro. Lassemblea sarà inoltre chiamata a deliberare sullemissione, in una o più volte, di obbligazioni convertibili in azioni e/o con warrant, con correlato aumento di capitale, entro il periodo massimo di tre anni dalla data della deliberazione, per un importo massimo di 500 milioni di euro. Lobiettivo effettivo dei vertici della banca, quanto alla ricapitalizzazione, consiste in 500 milioni di euro. Ne consegue che, fra aumento di capitale e obbligazioni, la provvista di nuove risorse vale un miliardo di euro. Gli azionisti del patto di sindacato che raggruppa il 29,7% delle azioni hanno assunto limpegno di sottoscrivere pro quota la ricapitalizzazione. A promuovere il buon esito delloperazione, che sarà lanciata entro lanno e sarà assistita da un consorzio di garanzia, sarà Mediobanca.
Tale insieme di misure va assieme al nuovo piano industriale, che prevede al 2006 un utile netto di 600 milioni di euro, un Roe del 15% e un aumento medio annuo dei ricavi superiore al 7%. Un processo di recupero di efficienza e redditività che nei piani di Montani dovrebbe iniziare già dal 2004.
-
Paolo Possamai