L'assillo del presidente «Troppe file perchè tutti vanno allo stesso film»


Allora? Allora è dimagrito due chili, dorme niente e ogni mattina si sveglia con l'assillo delle code sempre più minacciose che ogni giorno, e a tutte le ore del giorno, premono ovunque ci sia un film da vedere. L'incubo di migliaia di cinefili strafatti di stanchezza e con il fegato rovinato dai panini è diventato anche il suo tormento, forse l'unico di questa sessantesima edizione della Mostra del cinema che ha avuto una cascata di divi, pellicole di qualità media apprezzabile, meno polemiche di un torneo di bocce, sei giorni di sole e uno solo di pioggia.
Allo spuntar del settimo, il presidente della Biennale Franco Bernabè non ha ancora perso la calma e probabilmente non la perderà fino alla fine perchè lo sorregge un autocontrollo che arriva dalle buone maniere, dalla prudenza e dalle difese personali. In una settimana ha fatto gli onori di casa ogni sera in Sala Grande ma è riuscito a schivare tutta la mondanità che non fosse strettamente istituzionale poichè considera il festival «un prodotto» e non una giostra in cui far bisboccia.
Mancano quattro giorni alla fine, soddisfatto?
«Soddisfatto non è la parola esatta perchè non è una categoria funzionale alla situazione. Diciamo che quest'anno abbiamo potuto lavorare con più calma, sia sul piano artistico che su quello organizzativo».
Per molti cinefili l'organizzazione dell'accesso alle proiezioni è stata disastrosa.
«Innanzitutto abbiamo introdotto la biglietteria elettronica, che ha funzionato abbastanza bene, e credo che questa sia la prima manifestazione in Italia che ha adottato il nuovo sistema di fiscalizzazione dei biglietti».
Abbastanza?
«Non faccio mai trionfalismi. Qui siamo lontanissimi dalla perfezione».
E la folla di accreditati rimasta fuori dalle sale?
«Per capire il problema abbiamo fatto due conti: gli accreditati sono grosso modo quelli dell'anno scorso, gli abbonamenti concessi sono stati di meno e la vendita dei biglietti è aumentata ma non in misura strepitosa, intorno al 10 cento. Se ci sono state file significa che gli accreditati si sono concentrati tutti sugli stessi film di grande richiamo e tutti negli stessi orari. Quando ci siamo resi conto del fenomeno abbiamo aumentato il numero delle proiezioni».
E i ritardi delle proiezioni?
«In quasi tutte le sale, prima di ogni film, per motivi di sicurezza c'è la bonifica della polizia che dura circa un quarto d'ora. Ma prima bisogna far alzare gli spettatori che vedono due film e si perde altro tempo. Cosi si accumulano i ritardi».
Inevitabile?
«Credo che code e ritardi siano conseguenze inevitabili di una manifestazione che più ha successo e più ha problemi».
E chi si lamenta dei biglietti omaggio?
«I biglietti omaggio sono stati pochissimi. Non abbiamo fatto nessun tipo di favore speciale, nemmeno ai vip che ce lo chiedevano. Anzi, ho visto vip fare la coda, come Sandra Verusio».
E i politici?
«Niente politici, a parte i venticinque ministri della Cultura che erano a Venezia per parlare di cinema».
E Berlusconi?
«Berlusconi non si è mai fatto sentire e del resto noi non cerchiamo nessuno. Vorrei ricordare che il festival è un evento dedicato al cinema, che stiamo cercando di riportare a livello internazionale».
Il Lido resta un buon posto per questa ambizione?
«Il Lido non è il migliore dei posti ma è il posto dove ci sono le infrastrutture per fare il festival. L'obiettivo è quello di migliorarle».
Migliorare anche qualità e prezzi del cibo?
«C'è un ristorante all'ultimo piano del Casinò e un altro in terrazza a prezzi abbastanza ragionevoli. Anche a Cannes, del resto, si mangiano panini e onestamente non ho visto cadaveri per strada».

Manuela Pivato