Manetti, l'ora del rilancio

MESTRE.Fa parte della colonia dei 'vecchi" non solo per motivi anagrafici (31 anni), ma perchè è fra i pochi sopravvissuti dopo la stagione sull'ottovolante 2002-2003. Alessandro Manetti accetta il ruolo e rilancia: «La fortuna è che il gruppo è composto di ragazzi svegli, facilitati nell'inserimento dal fatto che in campo si parla tutti la stessa lingua, quella dell'organizzazione». Più di qualcuno della vecchia guardia ha rimarcato il particolare. «Non voglio dire che con Bellotto fossimo disorganizzati. Lo scorso anno abbiamo conquistato una salvezza incredibile senza aver potuto programmare nulla. Ora con Gregucci sono cambiati certi particolari, non ci sono dubbi quando sei in fase di possesso palla o quando la perdi». La posizione in campo di Manetti non è cambiata. Assieme a Rossi avrà il compito di alimentare dalla fascia un attacco ricco di colpitori di testa e di elementi capaci in acrobazia. «Mi sembra un reparto ben assortito - riprende il giocatore romano - con gente affamata al punto giusto. Giovani come Basso che cercano l'affermazione o Mazzeo che tre mesi fa giocava in Interregionale. O come Ciro e Fantini, gente che il gol l'ha nel sangue. Ma vorrei soffermarmi su Islas: uno che gioca per la prima volta con i compagni e segna dopo 20' non è uno qualunque. E' uno che sgomita, ha peso, gli manca qualcosa sul piano della tenuta a causa di qualche problemino muscolare patito in ritiro ma ti accorgi da come gestisce il pallone fa giocare la squadra che il giocatore c'è».
A centrocampo invece il tecnico sembra orientato sull'usato sicuro: Rossi-Amerini-Anderson-Manetti. «Non so quali saranno le scelte del mister, per ora ha ruotato tutti. Di sicuro i quattro citati assicurano qualità in mezzo al campo. E con Anderson anche una certa propensione a cacciare il pallone».
Veniamo alla serie B del prossimo anno. «Sembra la classica frase fatta - aggiunge Manetti - ma mai come quest'anno la possiamo considerare una A/2. Ai favoriti d'obbligo come Palermo, Cagliari, Atalanta e Piacenza aggiungo il Napoli. L'ho visto di persona contro i greci del Panionios, sono compatti, ben disposti in campo e fisicamente fortissimi».
Ci mancavano playoff e playout per regalare ulteriore incertezza. «E' una innovazione e comporta vantaggi e svantaggi. Mi lascia perplesso che un torneo lungo 38 giornate venga rimesso in discussione in due partite secche. Mettiamoci nei panni di quei giocatori che conquistano il quint'ultimo posto con 3-4 punti di distacco (com'è noto playoff e playout scattano se fra le squadre interessate intercorrono meno di 5 punti, ndr). Credo che i veri valori si definiscono a lungo termine, non in 180'».
(Rolando Del Mela)