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«Medici, più umanità in ospedale»

 VENEZIA. Più sollecitudine e umanità nei confronti dei malati e dei pazienti dell’ospedale. L’appello viene dal direttore generale dell’Asl veneziana, Antonio Padoan, dopo alcuni recenti episodi di malasanità e soprattutto dopo il caso dell’anziano lasciato morire in corridoio il 5 luglio scorso perché nessuno poteva occuparsi di lui. Per far luce sulle responsabilità di questo gravissimo incidente, è stata istituita dall’Azienda sanitaria una commissione d’inchiesta.
 Della commissione fanno parte il direttore sanitario Ugo Coli, affiancato dai medici Galaverni e Potì. A loro spetterà chiarire come e perché nessuno si sia occupato di quell’anziano agonizzante sulla barella.
 Ma il direttore generale Padoan va oltre, sommando altri episodi di accaduti in ospedale. E dunque ha scritto una lettera ai capi dipartimento ai primari e ai caposala dei vari reparti sottolineando la carenza di interventi e comportamenti che sono «espressione di una sollecitudine e di un’umanità che dovrebbe accompagnare sempre, anche nei monenti estremi, ogni atto assistenziale medico». «Episodi di lassismo, imperizia ed incuria, anche se sporadici» vanno formalmente stigmatizzati e non dimenticati una volta spento il clamore. I disservizi segnalati dagli utenti, e spesso riportati dai giornali, finiscono per penalizzare anche l’impegno di tutti quegli operatori che si dedicano a migliorare la qualità dell’assistenza in risposta ai bisogni del malato. «Non può essere accettabile - scrive il direttore generale - che la routine del lavoro e anche le molte difficoltà operative esistenti, possano travolgere i sentimenti di chi assiste un proprio caro nelle ultime ore di vita e tantomeno si evidenzino superficialità sul piano clinico».
 In ospedale, insomma, si lavora sulle persone e non sulle cose. Gli operatori hanno a che fare con esseri umani fatti di emozioni e sentimenti. Tutti - i pazienti ma anche chi li assiste - sono per forza più deboli e indifesi rispetto alla struttura da cui si aspettano assistenza ma anche rispetto.
 Il direttore generale insiste sull’«impegno umano degli operatori sanitari», che deve esere unito naturalmente all’impegno professionale. A volte una risposta cortese, un’attenzione garbata, un interessamento sollecito contribuiscono in modo determinante alla rassicurazione dei pazienti, anche di fronte ad una pur eccellente prestazione assistenziale e sanitaria.
 Padoan richiama tutti, primari, capi dipartimento e caposala alla specificità della professione medica, una specificità che la distingue «da qualsiasi altro lavoro».
 L’appello non è rivolto solo ai medici e ai responsabili dei reparti, ma l’invito del direttore generale è ad estenderlo a tutta quella catena che costituisce la struttura dell’assistenza ospedaliera: una grande fabbrica che deve certamente «produrre» salute attraverso risposte tecnico-professionali ma che deve essere innanzi tutto improntata all’umanità.
 Altrimenti c’è il rischio che venga gravemente oscurata la «storia gloriosa» delle strutture sanitarie veneziane.