Vigili pordenonesi a Genova «Peggio di un terremoto»

Piero Tallandini«Siamo arrivati tra i primi, nonostante la distanza Pordenone-Genova, e ci siamo trovati di fronte una situazione molto diversa da quella di un terremoto. Non erano macerie "normali", ma una gigantesca montagna, compatta, di calcestruzzo e ferro. Abbiamo subito cominciato a cercare: c'era la possibilità che ci fossero ancora superstiti, non potevamo arrenderci». Parte da qui il racconto di Sabino De Francesco, vigile del fuoco del distaccamento di Spilimbergo che ormai da anni, assieme al suo pastore belga malinois Greta, forma un'unità cinofila protagonista di interventi in tutto il territorio nazionale.Nel "curriculum" della coppia spicca il salvataggio che nell'agosto del 2016 commosse l'Italia, quello della piccola Giorgia, la bambina rimasta 16 ore sotto le macerie della sua casa crollata a Pescara del Tronto, in seguito al terremoto. Questa volta Sabino e Greta hanno dovuto affrontare una situazione anomala: la ricerca di superstiti in mezzo alle centinaia di tonnellate di materiale franato in seguito al crollo del ponte Morandi. Ieri, proprio per illustrare le attività svolte dal personale pordenonese a Genova, si è svolta nella sede del Comando di via Interna una conferenza stampa che ha dato modo anzitutto a De Francesco di raccontare la sua esperienza, dalle prime ore successive al crollo (martedì 14 agosto) fino a sabato 18 agosto quando l'attività di ricerca di eventuali superstiti era ormai di fatto completata. «Greta è addestrata da anni a cercare l'effluvio umano proveniente da persone ancora vive - ha premesso De Francesco -, in modo da poterle individuare e consentire l'intervento mirato, "chirurgico", dei colleghi Usar». Le squadre Usar (Urban search and rescue) dispongono di sofisticati sistemi di ricerca e di individuazione, con l'obiettivo di salvare i superstiti intrappolati negli strati profondi delle macerie.«Il contesto era davvero difficile - ha sottolineato Sabino -: caldo e umidità elevatissimi e poi quella montagna di calcestruzzo, così compatta da rendere molto complicate le ricerche e sulla quale era rischioso muoversi, tanto che i cani di altre unità cinofile si sono fatti male». Per Greta si è trattato di una sfida molto complicata anche dal punto di vista dell'impegno cerebrale: «Doveva muoversi facendo attenzione a dove metteva le zampe e allo stesso tempo discriminare in tempo reale tutti i numerosi odori che percepiva, per identificare tra tutti gli stimoli olfattivi l'effluvio umano. Un obiettivo difficile ma alla sua portata, grazie all'addestramento quotidiano che affrontiamo ormai da anni». «Quando percepisce l'odore umano - ha spiegato De Francesco - si ferma nel punto più vicino alla fonte dell'effluvio e comincia ad abbaiare, consentendoci poi di localizzare fisicamente la persona intrappolata sotto le macerie e di raggiungerla. Ormai con Greta, che ha 7 anni e mezzo, viviamo letteralmente in simbiosi, nell'arco dell'intera giornata». Sulla scia degli eccellenti risultati della coppia Sabino-Greta il Comando provinciale si è appena dotato di un'altra unità cinofila, formata dalla volontaria pordenonese Luisa Del Ben e da Juky, altro esemplare di pastore belga malinois. Il percorso formativo è stato portato a termine con successo e la nuova coppia è operativa. Si tratta di un iter severo, che prevede la valutazione di una commissione, testi intermedi, esami pratici e simulazioni. Un'altra, preziosissima risorsa, che sarà a disposizione non solo della Destra Tagliamento. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI