Bijou tra design e tradizione l'ultima mostra della stagione

di Laura PiganiÈ diventato casa per artisti emergenti e ha spesso accolto anche le opere di chi si è già affermato in terra friulana e all'estero. L'obiettivo? Sempre lo stesso: mettere in contatto udinesi e turisti con uno spaccato espositivo che spazia dalla pittura alla fotografia, dalle installazioni all'art sound e all'arte contemporanea. Questo è Make, lo spazio ricavato nel cinquecentesco palazzo Manin che in due anni ha ospitato venti mostre. L'ultima della stagione, prima della chiusura estiva, sarà inaugurata venerdì e punta sul gioiello contemporaneo visto attraverso gli occhi delle designer Olimpia Aveta e Beatriz Biagi, fondatrici del progetto Jewelshape. Indossare collane, bracciali, orecchini o anelli non è soltanto una questione di moda. Il bijou è cosa seria, serve studio e originalità per non tradire la tradizione orafa e puntare verso la contemporaneità. Le due artiste - Biagi, di Città del Messico, ha studiato design del gioiello all'istituto europeo del Design di Milano e ha completato la sua esperienza all'Istituto gemmologico italiano, e Aveta, udinese, con lo stesso percorso formativo - sfruttano le vaste potenzialità del nuovo artigianato, dove le tradizioni manifatturiere prendono a braccetto i sistemi digitali d'avanguardia. Ecco, le nuove tecnologie aiutano parecchio, la stampa 3d ha aperto le porte alla tridimensionalità rendendo vero e reale un oggetto prima solo impresso su carta. Poi mettiamoci la progettazione digitale, i materiali alternativi e il gioco è fatto: il bijou si proietta così nel futuro. I gioielli esposti da venerdì (la mostra si chiama "Percorsi tra innovazione e design" e sarà inaugurata alle 18) sono il risultato della più recente ricerca di Aveta e Biagi. La rassegna - visitabile fino al 16 giugno, dal giovedì alla domenica, dalle 17.30 alle 19.30 - sarà presentata dalla fondatrice del Museo del design del Fvg Anna Lombardi. L'esposizione chiude un biennio che ha regalato ai visitatori un'ampia offerta culturale. «Nato alla fine del 2015 da un radicale intervento di ristrutturazione architettonica di palazzo Manin, in via Manin, Make - spiega la responsabile, Maria Da Broi - si è posto come esempio di rigenerazione e riqualificazione urbana e, dal 2016, nella veste di spazio espositivo, ha ospitato progetti, eventi artistici e culturali inerenti l'arte contemporanea, il design, la fotografia, l'art sound. Nel corso di questi due anni si è relazionato con una rete di soggetti con grande esperienza culturale e artistica, come il Festival vicino/lontano, Spazio Ersetti, l'Università di Udine. Anche l'iniziativa privata in ambito culturale - conclude - può porsi al servizio della cittadinanza e di chi produce arte». ©RIPRODUZIONE RISERVATA