Le due ex Popolari cancellate nel Nordest incredulo e ferito

di MAURIZIO CESCONUn anno vissuto pericolosamente. E l'atto di morte dettato dalla Banca centrale europea, dopo che i tentativi di salvataggio in extremis erano naufragati, uno dopo l'altro. Si è conclusa così la storia della Banca Popolare di Vicenza, che ha trascinato nel baratro decine di migliaia di risparmiatori, 12 mila solo in Friuli, che avevano acquistato, mal consigliati, consistenti pacchetti di azioni. Vale la pena ripercorrere i momenti salienti di questo 2017 che ha visto sparire, in un sol colpo, anche l'altra grande Popolare, Veneto Banca. E che ha lasciato l'intero Nordest orfano di quelle che per decenni erano state le casseforti del territorio, gli istituti che avevano accompagnato uno sviluppo economico impetuoso, fin dagli anni Sessanta. E invece la grande crisi innescata dai titoli subprime del 2008 e gestioni manageriali oggi sotto processo, hanno portato alla rovina.Eppure nessuno, nel 2016, quando i soci erano già in subbuglio perchè i titoli non si potevano più vendere, avrebbe immaginato un epilogo del genere. La conferma è nelle parole dell'ex padre padrone Gianni Zonin, davanti a deputati e senatori della Commissione banche, durante l'audizione del 13 dicembre scorso. «Noi dovevamo fare la festa per i 150 anni della banca - disse Zonin -. Invece fummo costretti a trasformarci in Spa, in appena tre mesi. E la fretta è cattiva consigliera». In quel 2016 non ci fu nessuna festa, anzi la rabbia stava montando, come un'onda gigantesca. L'assemblea di marzo sancì la trasformazione in Spa, ci fu l'ennesimo aumento di capitale e il tentativo, abortito, di entrare in Borsa. Intervenne il Fondo Atlante a metterci i soldi che servivano, intanto il prezzo dell'azione crollò a 10 centesimi, dai 62,5 di appena pochi mesi prima. Ci fu solo una breve estate di tregua, ma poi i conti continuarono ad andare male, la fuga dei correntisti non si arrestò. E il 5 dicembre 2016 arrivarono puntuali le dimissioni dell'allora amministratore delegato Francesco Iorio.Pop Vicenza festeggia (si fa per dire) il Capodanno del 2017 con un nuovo timoniere in plancia di comando. È Fabrizio Viola, manager espertissimo e di valore, con trascorsi al Monte dei Paschi. Sembra l'asso buono per provare il rilancio, in realtà il compito è improbo anche per lui, come sarà dimostrato da lì all'estate. I conti purtroppo non danno segni di miglioramento, la presentazione dei bilanci è rimandata di settimana in settimana. Maggio è il mese decisivo. Le due Popolari venete (si prova a lanciare un salvagente anche a Vb) si trovano ad affrontare un fabbisogno di capitale enorme, pari a 6,4 miliardi di euro, un gap indicato dalla Vigilanza unica europea (e confermato da Bruxelles) che servirebbe a riportare in equilibrio i ratio patrimoniali in vista di una potenziale fusione e a coprire le perdite derivanti dalla cessione di circa 10 miliardi di sofferenze nette. Per procedere, dunque, le banche propongono di apportare nuovo capitale attraverso il contributo del fondo Atlante (938 milioni già versati), convertire i bond subordinati (per circa 700 milioni) e iniettare 4,7 miliardi da parte dello Stato, nell'ambito della cosiddetta ricapitalizzazione precauzionale. Ma l'operazione è complicata, il miliardo chiesto ai privati, cioè a imprenditori e cittadini di Veneto e Friuli, già prostrati da mille difficoltà, non si trova. E così il 23 giugno 2017 la Bce accerta che Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono in dissesto o a rischio di dissesto. Il 25 giugno il Governo Gentiloni approva il Decreto-legge 99/2017, che dispone la liquidazione coatta amministrativa dei due istituti. Nella notte fra il 25 e il 26 giugno i commissari liquidatori nominati dalla Banca d'Italia, in attuazione delle indicazioni del Ministero dell'Economia, provvedono alla cessione di attività e passività aziendali a Intesa SanPaolo, al prezzo simbolico di 50 centesimi di euro per ciascuna delle due banche. I crediti deteriorati, esclusi dalla cessione, saranno successivamente trasferiti a una società a partecipazione pubblica.Da lì a poco il proprietario, il Gruppo Intesa, smobilita le vecchie insegne di BpVi e Vb in tutte le città, mentre la cosiddetta "migrazione" dei conti della clientela viene perfezionata solo a dicembre, non senza malumori per i costi e le nuove condizioni. Nel contempo il focus su quel che resta delle due ex Popolari si sposta nella aule di giustizia. A Roma e a Vicenza sono indagati gli ex vertici (Consoli e Trinca da una parte, Zonin e Sorato dall'altra), oltre ai componenti dei vecchi consigli di amministrazione. Le accuse, per BpVi, sono di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, il processo è cominciato qualche settimana fa con la costituzione di 5 mila parti civili. Una buona notizia per i risparmiatori che hanno perso tutto con le azioni arriva dal Governo che stanzia 100 milioni di euro in tre anni per i risarcimenti, grazie all'azione del pool di 10 associazioni di consumatori, tra cui Federconsumatori Fvg presieduta dall'avvocato Barbara Puschiasis. Una fitta serie di incontri con tutte le forze politiche consente di raggiungere l'obiettivo e di far approvare il raddoppio della dotazione finanziaria, in un primo momento fissata a 50 milioni di euro. Il terribile 2017 delle "fu" banche Popolari del Nordest va in archivio con le attese audizioni, in Commissione banche a Roma, di Zonin e Consoli. «Presidente Zonin, perchè tanti "non ricordo" in audizione», gli chiedono i cronisti all'uscita da palazzo San Macuto. «Sono anziano», la laconica risposta. Che alle orecchie dei risparmiatori traditi è suonata tanto come l'ennesima beffa.©RIPRODUZIONE RISERVATA