Appello al Quirinale per salvare lo Ius soli

di Gabriella CeramiwROMAA tempo quasi scaduto, la minoranza del Pd e i Radicali lanciano un nuovo, forse ormai ultimo, appello al capo dello Stato per un rinvio dello scioglimento delle Camere che consenta l'approvazione della legge sulla cittadinanza, nonostante il 23 dicembre scorso, al Senato, la mancanza del numero legale in Aula sia stata causata non solo dall'assenza di M5S, Fi e Lega, ma anche di 29 senatori dem. «Due settimane» chiede il senatore Luigi Manconi a Sergio Mattarella, una manciata di giorni in più per portare a segno lo Ius soli, che darebbe il diritto di cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri. Dopo essersi speso con scioperi della fame e iniziative pubbliche per il buon esito dell'iniziativa, Manconi ora accusa il suo partito: «Quei 29 senatori assenti dicono che il Pd non ci credeva abbastanza». Poi non risparmia critiche alla destra «che ha mobilitato la paura manipolandola». Si tratta di una legge, ricorda Gianni Cuperlo, «attesa da 800mila ragazze e ragazzi che rischiamo di mortificare ancora una volta. Non lasciamola cadere». In campo anche i Radicali italiani che invitano tutti i cittadini a scrivere sul sito Facebook del Quirinale per rinviare la fine della legislatura. «Credo - scrive Igor Boni della Direzione nazionale - che i senatori debbano dire ciò che pensano senza fuggire dalle loro responsabilità».A poche ore dal previsto scioglimento delle Camere, dunque, lo scontro sullo Ius soli prosegue con la minoranza interna del Pd che si dice pronta a combattere, Mdp che punta l'indice contro Paolo Gentiloni, Sinistra italiana che accusa il Partito democratico di «propaganda e ipocrisia» e i Verdi di Bonelli che si rivolgono al presidente del Senato Grasso per la convocazione della conferenza dei capigruppo «per acquisire la volontà di avviare la discussione».La Lega Nord dal canto suo esulta considerando una vittoria il mancato via libera al provvedimento, il centrodestra accusa il Pd di strumentalizzazione politica e il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, chiede formalmente le scuse da Unicef Italia per l'utilizzo di parole, da lei giudicate, «inopportune» e annuncia che FdI ha consegnato a Mattarella «100mila firme per dire no allo Ius soli».Ci vorrebbe una pressione da parte del segretario Renzi e del presidente Gentiloni sul capo dello Stato per allungare i tempi della legislatura, dicono dall'interno Barbara Pollastrini, vicepresidente del Pd, Gianni Cuperlo e Roberto Cociancich, convinti che «una richiesta del partito più grande possa riaprire uno spiraglio».Scenari che sembrano ormai impossibili da realizzare. Il muro contro muro rappresenta un'ulteriore spinta per una decisione che sembra presa e che oggi si concretizzerà: lo scioglimento, anticipato di qualche settimana, delle Camere e la fine della diciassettesima legislatura. Il presidente della Repubblica naturalmente si tiene fuori dalle polemiche politiche e anche in questa occasione si muoverà nel rispetto delle prerogative di tutti gli organi costituzionali. Questa mattina è in programma la tradizionale conferenza stampa di fine anno di Paolo Gentiloni, nel pomeriggio sarà dato il via ai vari passaggi istituzionali. Il premier potrebbe riferire in modo informale al Quirinale sulla conclusione del suo mandato, in ogni caso il momento cruciale è l'udienza del capo dello Stato con i presidenti del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura Boldrini. Sentito il loro parere, a norma dell'articolo 88 della Costituzione, procederà allo scioglimento delle Camere, con decreto che dovrà essere controfirmato dal presidente del Consiglio. Gentiloni quindi, dopo aver riunito il Consiglio dei ministri, si recherà al Colle per sottoporre a Mattarella la firma del decreto per indire le prossime elezioni, con il quale verrà fissata anche la seduta inaugurale del nuovo Parlamento. Se si voterà il 4 marzo, la diciottesima legislatura dovrà cominciare non oltre i venti giorni successivi, quindi probabilmente venerdì 23 marzo. A questo punto spetterà al prossimo Parlamento, se ci sarà la volontà, occuparsi della legge sulla cittadinanza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA