Capannone abusivo La causa infinita va avanti da 26 anni

di Milena BidinostwCORDENONSNon si è ancora concluso il braccio di ferro che va avanti da 26 anni tra il Comune e due cittadini, proprietari del capannone da 16.800 metri quadri di superficie sorto in zona agricola, in via Fratelli Bandiera, nel quale dal 1991 continua a svolgere la sua attività la Feletti srl, azienda del settore "cereali e granaglie". A inizio estate, chiuso il lungo iter di ricorsi amministrativi avviati dai proprietari nei confronti del Comune, sembrava che la vicenda stesse volgendo al termine e che si andasse nella direzione dell'abbattimento integrale del manufatto. Ma la presentazione, questa estate, da parte dei proprietari del capannone di altre istanze e il conseguente diniego emesso dagli uffici comunali hanno fatto sì che questa odissea burocratica non si possa dire ancora conclusa. Si riapre ora la possibilità che i privati ricorrano nuovamente al Tar. Nel 2016 il Consiglio di Stato aveva riconosciuto la natura abusiva dell'immobile e la legittimità dell'ordinanza di demolizione emessa nel 2014 dal Comune, in virtù del fatto che in esso vi si svolgerebbe attività di tipo industriale in un'area di tipo agricolo. Mentre quel giudizio era ancora pendente, a febbraio 2016 l'Ufficio urbanistica ed edilizia aveva disposto l'accertamento dell'inottemperanza dell'ordinanza di demolizione e il conseguente avvio della procedura di acquisizione dell'immobile nel patrimonio comunale. Atti che i proprietari dello stesso avevano impugnato con un altro ricorso al Tar, l'ennesimo dal 1992. A maggio di quest'anno il giudice amministrativo, accogliendo l'opposizione dei ricorrenti, aveva quindi annullato il provvedimento impugnato e compensato le spese di lite. Secondo il giudice, l'ente avrebbe compiuto una violazione e falsa applicazione della legge esercitando un eccesso di potere. La legittimità della demolizione restava valida, ma l'ente locale doveva emettere un'altra ordinanza di demolizione dando per legge altri 90 giorni di tempo ai proprietari per eseguirla. A quel punto l'azienda aveva inviato al Comune la comunicazione di inizio lavori di abbattimento, contenente l'istanza di richiesta di conformità relativa all'immobile oggetto di demolizione. Tra richieste di integrazioni, memorie presentate dal privato, preavviso di rigetto da parte del Comune e ulteriori contestazioni del privato si è arrivati ad inizio di dicembre con la notifica da parte dell'ente locale del diniego. Per il Comune, con tale atto si aprirebbero ora i 90 giorni - previsti dalla sentenza del Consiglio di Stato - perché i proprietari procedano all'abbattimento del capannone, pena l'intervento diretto da parte dello stesso ente. Ma da parte loro i privati considerano non conclusa questa vicenda e affermano di non sapere della decorrenza dei termini per l'abbattimento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA