Cardiologia e nefrologia chiuse per ferie

Una lettera che vuol essere un attestato di stima e apprezzamento nei confronti di Giovanni Pilati e nella quale si chiede che l'ormai ex direttore generale dell'Azienda sanitaria Bassa friulana-Isontina torni sui suoi passi e ritiri le dimissioni dall'incarico presentate a sorpresa la settimana scorsa. Artefice dell'iniziativa è il primario del Pronto soccorso del San Giovanni di Dio, Giuseppe Giagnorio, che sta facendo circolare la missiva per raccogliere le firme dei colleghi dirigenti dei vari reparti. Nella lettera si elogia Pilati per l'impegno profuso da Pilati in sei mesi di lavoro e se ne caldeggia, come detto, un ripensamento. Qualunque sia l'esito che sortirà questa iniziativa (ieri Pilati doveva incontrarsi con l'assessore regionale alla sanità Maria Sandra Telesca) va fatta una considerazione, e cioè che, di fatto, le motivazioni addotte da Pilati per il sorprendente abbandono non siano (o quantomeno non siano soltanto) quelle citate dall'ex dg, che si era richiamato a ragioni «familiari e personali». Negli ambienti ospedalieri c'è la convinzione di uno stato di disagio in cui si sarebbe venuto a trovare il manager, preso di mira un po' da tutte le parti per il timore di nuovi tagli e depauperamenti della sanità isontina, in difficoltà quindi nel gestire la situazione e forse lasciato un po' solo, in questo frangente, dalla Regione. Tuttavia, sono in pochi a ritenere che Pilati possa veramente fare marcia indietro, a meno di clamorosi colpi di scena. Tant'è che si è già scatenato il toto-successore, e in pole position c'è Gino Gumirato, padovano alla guida dell'Azienda sanitaria di Mirano con alle spalle un prestigioso curriculum che lo ha visto far parte dello staff internazionale di Barak Obama in occasione dell'elaborazione della riforma sanitaria statunitense. Ma si fanno anche altri nomi di manager che potrebbero venire a Gorizia. Fra questi c'è anche quello dell'ex dg Marco Bertoli, attualmente a capo del Dsm di Latisana, al quale farebbe molto piacere riprendere il lavoro interrotto a Gorizia, anche nelle vesti di direttore sanitario. Nel frattempo, le funzioni di direttore generale vengono svolte dal direttore amministrativo Poggiana. il quale, peraltro, non potrà che limitarsi, fino al primo settembre, all'ordinaria amministrazione. (vi.co.)di Vincenzo Compagnone Scatterà lunedì prossimo la chiusura temporanea del reparto ospedaliero di cardiologia e nefrologia al San Giovanni di Dio. I 14 posti letto (8 della cardiologia e 6 della nefrologia) rimarranno inattivi fino al 27 agosto. Una sospensione dell'attività attuata per la prima volta al fine di consentire lo svolgimento delle ferie al personale infermieristico e Os. È bene tuttavia non diffondere allarmismi, come nei giorni scorsi, quando su Facebook si era scatenata una prolungata discussione in cui si attaccava la Regione per quello che era stata interpretato, erroneamente, come uno stop a tutta l'attività cardiologica. «Per poco più di un mese - spiega il primario, Flavio Faggioli - non vi saranno ricoveri "ordinari" nella cardio-nefro, ma i pazienti che avessero bisogno di assistenza ospedaliera saranno accolti nei posti letto del dipartimento medico, vale a dire in medicina oppure in neurologia. Ovviamente saranno assistiti dai cardiologi. Rimarrà invece, regolarmente in funzione, per i casi acuti, l'Unità coronarica, con i posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva. Non ritengo che ci saranno disagi per gli ammalati. Domani (oggi per chi legge; ndr) provvederò a dimettere i pazienti attualmente ospitati negli otto posti letto e, se per qualcuno dovesse rendersi necessaria una continuazione del ricovero, li smisterò in medicina». Lo stesso discorso vale per la nefrologia. I 6 posti letto saranno liberati entro domenica ed eventuali pazienti saranno dirottati sempre in medicina, mentre nei locali al pianoterra del San Giovanni di Dio continuerà a funzionare regolarmente il servizio di emodialisi. Si vedrà nelle prossime settimane se questa momentanea riorganizzazione potrà presentare falle, ma le premesse non sembrerebbero pessimistiche. Piuttosto, per quel che riguarda la cardiologia, si guarda sempre con preoccupazione al futuro del reparto. Andato via Pilati, che aveva garantito se non altro il mantenimento dell'Unità coronarica a Gorizia, cosa farà il suo successore? Negli ambienti ospedalieri si ritiene che non abbia senso mantenere due "mezze" Unità coronariche, una a Gorizia e una a Monfalcone. Meglio una sola ma efficiente. Ora però le carte in tavola potrebbero essere di nuovo sparigliate, anche perché, logicamente, Monfalcone è contraria a questa ipotesi. L'ex direttore generale aveva sì parlato dell'imminente concorso per il il nuovo primario unico (sia Faggioli che il suo omologo monfalconese, Barducci, sono da anni facenti funzione), ma si era espresso anche per la soppressione, dal primo gennaio 2016, della guardia notturna cardiologica. Una decisione in netto contrasto con l'idea di salvaguardare e valorizzare il reparto, visto che a trattare una patologia cardiaca acuta che dovesse insorgere nottetempo sarebbe un medico del Pronto soccorso e non uno specialista.